Non mi adeguo

E’ inutile che ci giriamo tanto intorno, ogni giorno è lo stesso stillicidio: questo paese non perde l’occasione di continuare a farsi del male. Anche il caso Shalabayeva di questi giorni dimostra una totale incapacità e grettezza nel gestire i rapporti politici nazionali e internazionali che si aggiunge all’incapacità di questo paese di risalire la china, appesi ad un filo il nostro destino dipende sempre più solo dagli altri.

In questo clima di assoluta sf20130717_POL_TN01_0058iducia mi ha fatto bene leggere l’ultimo libro di Giuseppe Civati, “Io non mi adeguo”. Mi ha colpito, vuoi perchè l’ho letto tutto d’un fiato, vuoi perchè Civati da diversi mesi è considerato un pesce in contro corrente, e per ora, i fatti sembrano dagli ragione.

[….]Non adeguatevi alle parole vuote, agli argomenti circolari che ci fanno tornare sui nostri passi; alle riforme spesso evocate e mai “praticate”, al tempo che abbiamo perso e continuiamo a perdere.
Non adeguatevi alla sconfitta di un Paese che ormai si è affezionato a perdere e a perdersi. Che rifiuta gli altri in nome di un’identità che ha smarrito e che non ha capito tanto bene quale fosse.
Non adeguatevi a situazioni che non vi convincono, che non sentite vostre, che vi provocano imbarazzi e preoccupazioni. Alle consuetudini e alle convenienze. Alle logiche di corrente, perchè nella politica italiana, se non hai una corrente, non conti nulla.
Non adeguatevi all’idea di una politica che vive con freddezza la calda indignazione dei cittadini. Che pensa che tutto passerà e che noi lo lasceremo passare come se nulla fosse. Che non ha curiosità per chi esprime posizioni diverse dalle proprie e si limita a commentarne i toni. Che non va alle radici di questa rabbia, forse perchè le cause fanno più paura delle loro manifestazioni.
Non adeguatevi a una politica basata sulla sfiducia, che non si cura nemmeno di registrare le percentuali di astensione che aumentano a ogni elezione, che preferisce ripararsi dietro parole complicate, distinguo, sottigliezze. Che dà del populista a tutti quelli che incontra, ma poi del populismo assume le parole. Che è riservata agli addetti ai lavori, che non si capisce bene che lavoro fanno.
Non adeguatevi all’idea che il Parlamento sia da concepire solo come funzionale agli equilibri di governo, che non sia il luogo della conversazione e del confronto.
Non adeguatevi, ma non per fermarvi lì, all’indignazione che troppe volte si trasforma in rassegnazione o, peggio, in frustrazione. Non adeguatevi per cambiare le cose, per guardarle da un altro punto di vista, per tenere viva la fiducia nella possibilità di trasformare quello che vedete: si può.
Quando si parla di alternativa, a questo ci si riferisce. Perchè dire che non ci sono alternative è la cosa più conservatrice che ci sia. E la sinistra l’hanno inventata per esercitare il pensiero critico, per ribaltare le ingiustizie, per superare le incrostazioni e le cose che convengono a pochi. O a pochissimi, come accade, sempre di più, e non solo in Italia. Ma qui più che altrove.[….]

Pippo Civati rimette di discussione tutto, tutto quello che è stato sin qui, sopratutto gli ultimi sei mesi della politica italiana. Questo rimettere in discussione tutte le certezze che in molti davano per acquisite, questo riproporre temi di cui ci eravamo liberati con risposte banali, crea oggi, in vista del congresso, uno spazio laddove avanzare proposte diverse, soluzioni alternative.
Soluzioni che devono nascere da un confronto tra chi ha voglia di confrontarsi liberamente e che si possono porre in antitesi a scelte “ineluttabili” prese in fretta davanti a un caminetto.

[….]Facile dire che non ci sono più alternative, dopo avere contribuito a demolirle tutte. Con un voto segreto e una volontà non dichiarata né maggioritaria, come è stata l’azione dei 101: perché dopo la non-elezione di Prodi, c’è stata la nuova elezione di Napolitano, il suo discorso durissimo e il governissimo (non a caso due superlativi assoluti). Tutto d’un fiato, senza poter condizionare più nulla. L’ennesima puntata della serie “resa della politica”. Celebrata dagli applausi scroscianti di un’aula parlamentare che ha eletto il Capo dello Stato chinando il proprio, di capo. P.S.: lo slogan There is no alternative (acronimo: Tina) è uno slogan di destra. E non è un caso, no, non lo è. Continuare a ripetere che non c’erano alternative, non ci fa onore.[….]

C’è allora uno spazio elaborare un altra strada? per costruire un alternativa?
C’è nella mia generazione qualcuno che non si arrenda all’ineluttabilità delle cose, alla pacificazione imposta dalle scelte “largamente condivise”, che non si adegui a cambiare paese ma voglia provarci a cambiare il paese in cui vive? Io credo che questo stia in un conflitto, oramai sempre più generazionale, tra chi ogni giorno tutela le sue posizioni, i suoi interessi, e chi invece continua a subire un eguaglianza senza eguali.

[….]La ‘pacificazione’ di cui si sente parlare è un concetto buono solo per chi sta bene e per chi sta al potere. Per tutti gli altri è quasi un insulto. La pacificazione non combatte né supera l’indignazione: la minimizza. E rischia anche di esasperarla.[….]
[….]‘pacificazione’ è parola che fa comodo a chi sta già bene e che suona sinistra (e poco di sinistra) e forse offensiva a chi è in difficoltà.[….]

[….]La questione dell’uguaglianza si deve imporre, perché la sinistra italiana è l’unica sinistra nel mondo che non ne parla quasi mai (non nel senso di «siete tutti uguali»: quello ce lo sentiamo ripetere spesso). E tutto ciò accade in ragione di una certa subalternità culturale che ci ha fatto progressivamente abbandonare le nostre parole d’ordine.[….]

Ed è vero perchè 20 anni di berlusconismo hanno di fatto schiacciato sulla contrapposizione Berlusconi/ anti-Berlusconi un epoca  politica che a conti fatti è stata disastrosa, a sinistra come a destra.
Ritrovare quindi le parole d’ordine, ma prima di tutto l’urgenza di riabilitare la collettività come esercizio critico e luogo dove avviene la formazione delle idee e delle scelte.

il riassunto di NON MI ADEGUO secondo Europa

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