Schioppettino di Prepotto: uscire dal provincialismo

PREPOTTO (UD) – L’ultima mia full-immersion di Schioppettino di Prepotto era stata nel 2010 quando al Castello di Albana era stata presentata l’annata 2008, la prima della sottozona. Un progetto quello dello Schioppettino di Prepotto, ci ha spiegato Walter Filipputti, che vede la sua origine nel ’78 quando una rivoluzione iniziata nelle vigne e portata alle cronache da Giannola Nonino, riuscì a preservare alcuni vitigni autoctoni di questa zona del Friuli-Venezia-Giulia dall’estirpazione.

2013-10-19 19.51.16Lo Schioppettino si è sempre fatto in questa zona dei Colli Orientali, ma probabilmente più di altri, è un vino in cui è molto riconoscibile l’impronta del suo creatore, motivo per cui fino a qualche anno fa era facile avvicinarsi a calici di Schioppettino molto diversi tra di loro: in alcuni bicchieri era prevalente la nota di caffè, in altri il pepe intenso, in altri il legno era marcato, in altri marasca e ciliegia e peperone. Non era difficile sentirsi chiedere “che Schioppettino vuoi?”.

Già due anni fa, avevamo notato che l’introduzione di un disciplinare di produzione, neanche troppo rigido aveva portato degli ottimi giovamenti: una produzione di maggiore qualità e una riconoscibilità così marcata che aveva spinto i produttori a definire “Autentico” questo prodotto.

I passaggi più importanti di questo disciplinare di produzione sono la produzione massima di 7 tonnellate per ettaro, la densità dei ceppi per ettaro superiore a 4500, 12 mesi minimi di maturazione in botti e il titolo alcolemico minimo di 12.5°.

A distanza di tre anni sono stati fatti evidenti ed ulteriori passi in avanti su questo vino, particolare encomio va all’associazione dei produttori di Schippettino di Prepotto che ha saputo ancor di più uniformare il gusto di questo vino anche mediante l’introduzione di assemblaggi tra il prodotto delle vigne in collina capace di esprimere in genere migliori sentori fruttati e la produzione del fondovalle, nei pressi del fiume, dove è più facile invece apprezzare il classico sentore di pepe e caffè dato dalla marna rossa che caratterizza quel terroir.
Un ulteriore dato positivo è l’aumento della produzione, arrivata ora a 100 mila bottiglie e destinata a crescere, grazie ai nuovi impianti, nei prossimi anni.

In degustazione 5 vini del 2009, un annata regolare con una vendemmia portata fino alla seconda decade di Ottobre che ha consentito di ottenere uve completamente mature e vini assolutamente di grande corpo e con un aromaticità eccellente. Le bottiglie erano di Buse dal Lof, Petrussa, La Viarte, Ronc Soreli e Casa di Legno. Tra questi ricordo molto piacevolmente l’emozione che mi ha dato la degustazione del prodotto di La Viarte, dal punto di vista della didatticità per la chiara nota di caffè e cioccolato fondente. Gli altri invece più dolci, con ciliegie e marasche importanti e un pepe al naso molto ruffiano.2013-10-19 19.57.59

Più piatti e tendenzialmente chiusi invece all’olfatto i vini del 2010, per colpa di un inverno particolarmente rigido ed un annata  piovosa. Abbiamo degustato: Colli di Poianis, Iole Grillo, Casella, Bruno Venica, Antico Brollo, Marinig, Ronco dei Pini, Stanig, Bodigoi e Pizzulin (che ha ospitato la serata nella sua bellissima cantina). Tra questi abbiamo scoperto piacevoli eccellenze, vini con struttura e morbidi allo stesso tempo, rotondi e alcuni straordinariamente lunghi in bocca. In un paio addirittura un retrogusto balsamico. L’unico appunto che potrei fare, è relativo all’utilizzo di uve sovramature, riscontrata in alcuni di questi vini: una maggior dolcezza (o “piacioneria” come ha detto qualcuno in sala) può alla lunga diventare un limite per questo vino, che invece deve basare su altre caratteristiche e soprattutto sulla sua complessità aromatica il suo elemento d’attrazione.

Veramente una bella serata questa, per alcuni dei vini si trattava di un vero “en primeur” ma nonostante questo non c’è un vino tra i 16 assaggiati che non assaggerei ancora.  Anzi, proprio per il 2010, sarebbe interessante riassaggiarli ancora, sempre gli stessi, tra due anni, per iniziare a comprendere la straordinaria evoluzione che questi vini possono avere.

Se l’associazione dei produttori continuerà a lavorare (bene) in questa direzione, lo Schioppettino di Prepotto potrà finalmente uscire dal provincialismo che per ora lo confina a questa zona del Friuli-Venezia-Giulia e chissà, magari tra qualche anno potremmo trovarlo nei migliori ristoranti come alternativa al classico bordolese.

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Un pensiero su “Schioppettino di Prepotto: uscire dal provincialismo

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