A Parma occupano l’inceneritore, a Trieste si prepara un alternativa

Oggi, mentre succedeva questo a Parma
2013-11-17 15_15_46-Parma, occupato l'inceneritore di Ugozzolo_ manifestanti bloccano camion di rifiA Trieste con Saul Ciriaco e sopratutto Mirko Tutino (assessore alla Pianificaficazione ed Ambiente a Reggio Emilia) abbiamo provato a disegnare un alternativa possibile, a lungo termine ma attuabile da subito, per spegnerli subito, gli inceneritori. #GliInceneritorisispengonospegnendoli

Di seguito l’articolo di Trieste all News
«Abbiamo costruito il nostro successo con anni di lavoro, ricerca di soluzioni alternative e creazione del consenso, tra le istituzioni e tra i cittadini».

«Chiudere un inceneritore è molto complesso: chi aveva promesso di risolvere la cosa in due mesi mi pare se ne stia rendendo conto» ha spiegato questa mattina l’assessore all’ambiente della Provincia di Reggio Emilia, Mirko Tutino, al Knulp in un incontro pubblico del Comitato Civati di Trieste. Accanto a lui Saul Ciriaco, responsabile degli Ecodem di Trieste. E’ intervenuto anche l’assessore all’ambiente del Comune di Trieste, Umberto Laureni (nella foto).

«Il punto non è un semplice “sì” o “no” a un inceneritore. Ma pensare e gestire un ciclo rifiuti che riduca al minimo la quantità di materiale da smaltire, ridurre lo spreco. Lo sai che scartiamo residui alimentari sufficienti per 3 miliardi di persone?». Mirko Tutino nasce nell’83 a Genova, ma cresce a Reggio. I suoi, «di una di quelle famiglie comuniste per davvero», lo crescono a «pane e Festa dell’Unità», e lui non disdegna l’impegno politico. Tant’è che nel 2004 diviene consigliere a Cavriago da primo degli eletti: si occupa di scuola, poi di urbanistica.
inceneritore civati 16.11.2013
Ma come ha fatto a spegnere l’inceneritore della sua provincia, vecchio di trent’anni, antiquato ed ormai obsoleto? «La chiave è nel concepire un meccanismo fiscale per cui alle famiglie conviene fortemente non sprecare, ma anzi riutilizzare e recuperare materia. La missione dei territori è quella di riportare il rifiuto residuo, oggi insostenibile, a ciò che è effettivamente riciclabile. Ma il tutto non può attuarsi solo a livello della singola cittadinanza: la vera sfida, e a Reggio ci siamo riusciti, è coinvolgere un comune intero, e poi un sistema di comuni. Abbiamo dimostrato che le variabili economiche non sono necessariamente da accettare così come sono, ma che si possono modificare ed adattare a ciò di cui abbiamo bisogno: abbiamo reso, con la tariffa puntuale (“paghi per ciò che smaltisci”), il riciclo più leggero e conveniente, lo smaltimento più oneroso. E’ così che la necessità di termovalorizzatori viene posta, con un’inversione della schema, alla fine dei giochi: basterebbero solo quelli strettamente necessari al 10-15-20% di materiale, già trattato e depurato della parte organica. E invece continuiamo a costruirne».

«Uno dei luoghi comuni da sfatare – racconta Tutino – è quello dei piccoli comuni iper-sostenibili, come Capannori. Dobbiamo essere capaci di generare un vero e proprio ciclo economico, di rioccupazione, di riconversione delle aziende: quella dei rifiuti è un’industria da estendere, che troppo spesso ancora lasciamo alla malavita».

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