Senato: una riforma che risponde a domande sbagliate

Premetto che sono uno di quelli che nonostante non ami alla pazza giuoia Matteo Renzi, ritiene che il decisionismo di Renzi possa in una maniera o nell’altra dare uno scossone ad un paese infangato nelle sabbie mobili. E credo anche, che dopo che il buon Renzi ha tentato l’apertura per le riforme istituzionali al M5S ( era il 12 dicembre, vi ricordate l’hastag #beppefirmaqui) di fatto non è arrivata nessuna risposta e che quindi Berlusconi rappresenti per forza di cose uno degli interlocutori. Ecco, sul risultato però qualcosa da dire ce l’avrei. Non mi piace un Senato scelto dai consiglieri regionali (una delle classi politiche percepite con più distanza dai cittadini) in quando diveneterebbe una camera dove si discuterebbe di localismi  e la questione maggioranza/minoranza non sarebbe una questione politica ma di territori che trasvelasmente si accordano su una maggioranza territoriale e non su un programma politico. Alcune di queste riflessioni le fa Walter Tocci sul suo blog.

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