Agli Enti Locali anche l’onere di salvare la giustizia?

E’ la Spending Review che non ti aspetti, quella dei professori che operano i tagli verticali sui servizi ben sapendo che qualcuno provvederà.TRIBUNALE DI TOLMEZZO-2
Ancora una volta saranno i Comuni.
E’ il caso delle sedi giudizare dei Giudici di Pace ma anche del Tribunale  di Tolmezzo, per cui si è costruito una nuova sede che nemmeno inaugurata verrà chiusa.

La riforma era stata presentata dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino come un salto di qualità nell’organizzazione degli uffici giudiziari. I conti presentati dal Ministro ipotizzavano un risparmio di 51 milioni di euro per le casse dello Stato. In tempi di lacrime e sangue per tutti i settori produttivi del Paese e per tutte le fasce sociali pareva cosa buona e giusta e nessuno fiatò. Così, con il decreto 155 del 2012, si stabilisce di accorpare l’attività dei “tribunalini” a quelli più grandi, aumentando efficienza e produttività e riducendo i costi complessivi a carico dello Stato.

Nel complesso la riforma della geografia giudiziaria tocca 31 tribunali, 31 procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del Giudice di Pace.
In realtà non si è trattato che di un effetto carambola: la riforma abbassa i costi dello Stato ma riversa spese aggiuntive, senza prevedere alcuna compensazione, sulle casse dei Comuni, mai come in questo caso ultima ruota del carro istituzionale su cui spalmare a pioggia gli effetti della spending review.

La riforma però non ha preso in considerazione i conti dei Comuni che ospiteranno le sedi giudiziarie salvate dalla riforma. Già, perché una legge del 1941, la 392, obbliga i Comuni dove hanno sede gli uffici giudiziari a sostenere i costi per locazioni, personale, utenze e manutenzione ordinaria. Rispetto a questo parametro, la riforma “taglia tribunalini” non prevede nessun concorso di spese da parte dei Comuni che appartengo alla stessa circoscrizione, ma solo un contributo annuo corrisposto dallo Stato in rate semestrali posticipate.

Nel nostro piccolo sarà San Daniele del Friuli a farsi carico della buona parte dei maggiori esborsi: oltre agli uffici e alle relative utenze, l’ente pubblico dovrà garantire anche la disponibilità di due impiegati. È stata fatta una scelta su San Daniele, anche in accordo con altri Comuni i cui cittadini fanno riferimento a quel servizio, spero dunque di poter contare sulla collaborazione dei colleghi amministratori locali nella futura organizzazione di un servizio sovracomunale. Così Paolo Menis Sindaco di San Daniele, il resto lo potete leggere su Messaggero Veneto

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