L’ora della responsabilità

Ne abbiamo discusso per mesi e siamo arrivati, quasi per sfinimento, al momento decisivo.
Probabilmente se la Giunta Regionale avesse immaginato non tanto il dove saremmo arrivati, ma sopratutto il come, avrebbe oggi immaginato scelte diverse, ma oramai la cose sono andate così.

Non vi racconterò, a questo punto nè di quanto questa riforma sia bella, nè di quanto sia brutta: in questi mesi si sono storia1sprecate le voci di chi l’ha supportata e affossata, di chi l’ha ritenuta “buona nel principio, ma pessima nei contenuti”, di chi infine l’ha ritenuta semplicemnte inapplicabile: va detto però che di tutti i dibattiti ho apprezzato molto chi ha riconosciuto il fatto che in qualche maniera le finalità della riforma è giusta e che i piccoli comuni sono arrivati in questi ultimi anni in una condizione dove è oggettivamente difficile garantire i servizi e programmare territorio e opere pubbliche ed ho apprezzato allo stesso modo chi da amministratore (spogliandosi delle proprie preferenze politiche) ha cercato di spiegare come al contempo c’è un serio rischio di allontanare il centro delle decisioni dal cittadino, tendenza che in un momento difficile per la politica come il momento attuale potrebbe rivelarsi controproducente e che invece noi amministratori dovremo cercare di sminare facendo da collante rispetto a questa possibile divergenza, come del resto già da molto tempo stiamo facendo.

Chi non ci credeva sin qui ha protestato, ha fatto ricorso al Tribunale Amministrativo e lo sciopero della fame ( in maniera credo legittima) ma siamo arrivati ad un momento dove nonostante tutto la riforma va avanti nella convinzione del legislatore che comunque questa è la strada.

E allora, per noi amministratori è il momento di scegliere, se continuare a intestardirci e urlare al mondo che è una riforma con alcuni o diversi punti di caduta o se cercare, da subito, di applicarla affinchè i nostri cittadini ne sfruttino i vantaggi al meglio e risentano al minimo delle eventuali problematiche che la riforma potrebbe portare con se.

Ho visto alcuni giorni fa la bozza uscita dall’assemblea dei Sindaci della Collinare e devo dire che i Sindaci si sono impegnati notevolmente per scrivere una bozza di Statuto che fosse il più possibile rispondente alle necessità del nostro territorio, che ne rappresentasse i pregi e cercasse di minimizzare i difetti, una bozza che prevede il mantenimento della tradizione del “voto a testa”, figlia di 50 anni di Comunità Collinare  e che tra le righe permette diversi strumenti di partecipazione coinvolgimento anche dei Consigli Comunali nelle strategie e nelle scelte che farà l’ UTI.

Una bozza di statuto che al suo interno recepisce il comma n°5 Art. 40 della Legge 26 che prevedeva <<Qualora il territorio della costituenda Unione coincida con il territorio del Consorzio comunità collinare del Friuli, esso provvede alla trasformazione in Unione entro il termine di cui all’articolo 7, comma 1; i Comuni aderenti costituiscono l’Assemblea prevista dall’articolo 13 per l’approvazione dello statuto dell’Unione >> e che consente la trasformazione del Consorzio Comunità Colllinare del Friuli direttamente in UTI con tutti i benefici della trasformazione, in termini di trasferimento di beni, contratti in essere, personale e competenze.
Va da se che se i Comuni Interessati decideranno di non approvare la trasformazione del Consorzio in UTI verosimilmente nessun Commissario potrebbe farlo ( non è previsto dalla legge nè il commissario potrebbe farlo)  ma l’UTI sarebbe comunque costituita, anche forzosamente, in quanto la legge prevede l’UTI Collinare come una delle tante UTI della Regione: paradossalmente la nuova UTI potrebbe nascere a fianco del Consorzio, con l’obbligo che però questo sia sciolto o trasformato in fondazione entro il 31/12.

E’ l’ora della reponsabilità è proprio questa pimageerchè chi ha condiviso sin qui questo percorso e chi l’ha osteggiato provino a mettersi insieme dalla parte del cittadino immaginando quali e quanti danni potrebbe generare oggi la non approvazione della trasformazione del consorzio in UTI sui servizi, sui dipendenti e sul patrimonio messo insieme in 50 anni di percorso insieme sin da quel giorno in cui Titta Metus ebbe questa brillante idea che consentì la nascita dell’allora unica e originale realtà amministrativa sovracomunale della Regione Friuli Venezia Giulia. Torniamo a recuperare quello spirito di collaborazione che ci ha resi sino ad oggi orgogliosi e lasciamo da parte, per oggi, tutti gli individualismi: sono certo che per tutti ci sarà modo di rifarsi.

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