Promuovere un Marchio tra chi lo conosce già, la storia del Tipicamennte Friulano

Leggendo un articolo su Messaggero Veneto di oggi mi è tornata in mente la storia del programma “Tipicamente Friulano“, un brand dell’ amministrazione regionale che doveva occuparsi della valorizzazione dei prodotti tipici e che invece è finito per dar soldi a tutte le sagre della furlania.

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Premesso che sostenere le sagre che molto spesso sono una bella tradizione è sacrosanto e cheche è giusto sostenerle anche economicamente ( oggi i margini sono talmente bassi e  le norme a cui adempiere troppe ) ma una seria ed  efficace promozone dei vini autoctoni Friulani non passa da incentivare i friulani a  bersi i loro vini, (anzi sinceramente i friulani dovrebbero imparare a bere sopratutto i vini che arrivano dall’estero per capire che “gusto” chiede il mercato enologico oggi  per capire come piazzare le proprie bottiglie sui mercati più importanti ) ma passa dal promuovere  quei vini laddove non sono conosciuti cercando di portare fuori dalla regione etichette semplici , riconoscibili e sopratutto uniche e vini che il consumatore può, dopo averli testati, ritrovare nel banco della gdo, nello scaffale della bottiglieria, nella carta vini del suo ristorante.

Un consiglio quindi alla regione, sui vini Autoctoni, di semplificare le etichette, di guardare fuori regione e di uscire con un brand unico e facilmente memorizzabile. Non facciamo l’errore del gewurztraminer che la maggiorparte dei consumatori adorano ma che si vergognano a richiedere perchè non lo sanno pronunciare.

il Sauvignon 2013 di Maso Grener

sauvignon_0L’avevo preso qualche tempo fa, incuriosito dalle belle parole che si leggono di quest azienda sulle riviste di settore. Pare che Fausto Peratoner e la moglie dopo anni di attività da Enologia come tecnici di diverse tra le più importanti aziende trentine e non solo ( si racconta infatti anche di un periodo passato in Friuli Venezia Giulia alle dipendenze di Mario Schiopetto) abbiano realizzato qui a Pressano, poco sopra Lavis, all’inizio della Val Di Cembra il loro progetto di vino e anche, mi sembrerebbe di poter dire, progetto di Vita.

I vigneti si trovano in una posizione ottima, con una buona esposizione ad una quota tra 330 e 390 metri S.l.m., su terreni collinari ricchi di siltiti misti a dolomie e porfido in una posizione tale da subire tutti gli effetti positivi dell’altitudine e dell’azione mitigatrice del lago di Garda. Questo dovrebbe nelle premesse consentire la produzione di vini di buona complessità aromatica ma anche di buona struttura. Vedremo se Maso Grener avrà fatti sue queste premesse.

L’ho aperto con mio suocero approfittado di una buona pasta allo scoglio, rigorosamente in bianco. Vendiamo al Sauvignon : alla vista di un bel tono paglierino con riflessi verdi-dorati, all’olfatto si presenta fresco di erbe, agrumi, uva spina e sambuco. Pare che una partita di questo vino faccia un passaggio in barrique, ma non si percepisce. Si riscontrano però delle note tropicali di ananas, pompelmo, lime e pesca bianca. In bocca conferma le aspettative  con un ingresso con una buona acidità e ricordi di pompelmo, salvia e frutti tropicali. Sulla lingua rimane un elegante sapidità che gli conferisce lunghezza ed ed equilibrio.

Una bella sorpresa questo Sauvignon,  di buona qualità e assolutamente ideale con crostacei, molluschi e pesce in generale. Perfetto anche con il gli asparagi. Se poi penso che questa è la prima annata ufficiale di Maso Grener non vedo l’ora di poter degustare le prossime annate.

Bene. Adesso posso bere un altro bicchiere. Buonanotte.

 

Sbilf Lis Fadis – COF DOC

Che emozione questo Sbilf  selezione di cinque biotipi di “Tocai giallo” o lis_fadisFriulano individuati nei vigneti storici presenti sul territorio. Alla vista un Giallo paglierino intenso, all’ olfatto fruttato e fragrante con sottofondo di crosta di pane caldo, ricordi di fiori di acacia e frutti tropicali maturi. In bocca elegante, di corpo moderatamente acidulo con delicati sapori di pera, lievito e mandorla amara.
Il vino prende il nome dagli Sbilf, folletti immateriali e ubiquitari che si trovano (??) , in prati, radure, boschi, ruscelli, e…..vigne. La vicenda del Friulano li ha sbilfati almeno quanto i Friulani ma, come è nella loro quasi infantile natura si sono presto ripresi e, in divisa rossa o verde da giullari medioevali con berretto tintinnante di campanellini, cantano le lodi di questo vino.

Gravner 8/9/10 : non per tutti

Senz’altro per il prezzo (1500 euro la prima bottiglia battuta all’asta) ma sicuramente è un prodotto interessante per capire l’evoluzione di un vino ricavato da uve di ribolla ( con le caratteristiche spinte di acidità che ha) botritizzate e lascite maturare dai 5 ai 7 anni. Ci aspettiamo miracoli al naso (certamente frutta matura e confetture varie) ma in bocca? quanta fatica a tenerlo sospeso nel palato prima che scenda …

Tratto da http://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=41735

Il Gravner 8/9/10 esce allo scoperto  – Venduta all’asta la prima bottiglia

Il pregiato vino da tavola di Gravner, il nuovo 8/9/10, si è presentato finalmente al pubblico. La prima bottiglia del vino realizzato con sole uve botritizzate di Ribolla è stata venduta all’asta per 1.500 euro

Finalmente conosciamo l’etichetta dell’8/9/10, il nuovo nato della famiglia Gravner, che avevamo assaggiato a suo tempo. Ora si è mostrato e per la sua prima uscita ha scelto la beneficenza. Infatti è stata battuta all’asta per 1.500 euro la prima bottiglia di 8/9/10 dell’Azienda Agricola Gravner di Oslavia (Gorizia), il nuovo vino realizzato con sole uve botritizzate di Ribolla. La bottiglia è stata messa all’incanto con base di 1.000 euro lo scorso 27 settembre nella sede di H Farm nel corso del pranzo Il Gusto per la Ricerca, l’evento che ha riunito l’eccellenza gastronomica italiana per una raccolta fondi a favore della ricerca scientifica sulle neoplasie infantili e di strutture di sussistenza destinate all’infanzia. La cena è stata curata da Massimiliano Alajmo, ideatore della manifestazione, insieme agli chef Fulvio Pierangelini, Eugenio Pol, Pino Cuttaia e Alexandre Gauthie.

8/9/10 è il nuovo vino dell’azienda di Joško Gravner realizzato con una selezione di uve Ribolla, completamente botritizzate, lasciate a lungo sulle viti. Un vino che è frutto delle migliori uve di tre vendemmie: quella del 23 novembre 2008, quella del 12 novembre 2009 e quella del 15 novembre 2010. Da qui il nome, 8/9/10. «Per anni ho vinificato solo uve che ritenevo perfette – spiega Joško Gravner – ma sbagliavo. Nel 1998 ho pensato alle parole di mio padre: “stiamo lasciando per terra la parte migliore della vendemmia”. Quell’anno ho raccolto e vinificato, per la prima volta, anche uve botritizzate. Nel 2008, con mio figlio Miha, una nuova idea: la prima selezione di uve Ribolla, completamente botritizzate. Così è nato 8/9/10».

8.9.10 fermenta in anfora interrata, con lunga macerazione anche dei raspi, segue l’affinamento in piccole botti di rovere e l’imbottigliamento con luna calante nel luglio 2015, senza chiarifica né filtrazione. La produzione di 8.9.10 è di sole 1.200 bottiglie. Costo al pubblico circa 350 €. La nuova ed elegantissima etichetta è in carta cotone per permettere anche al tatto di godere della morbidezza di questo nettare. E’ più spessa del normale e ha creato non pochi problemi ma ne è valsa la pena. Il risultato si vede, si tocca, si odora, si gusta, si assapora e beatamente si sogna.

 

Tutto il friulano in 10 Bottiglie

Riprendo a scrivere su questo blog dopo un breve periodo di stacco. Mi piace ricominciare da una delle cose che amo di più.

Ecco a voi la selezione dei top 10 di friulano a cura di Intravino ed Emanuele Giannone.

COLLIO
1. Terpin, Jakot Friulano delle Venezie igt.
Lo schiaffo d’apertura agli ideologi dell’alcol denaturato: il T. sarebbe quindi tondo, poco vibrante e poco acido a meno di infreddature e acconciature tipo spritz e breezer? Slap! Zitto e senti qua, pessimus potor.

2. Radikon, Jakot Venezia Giulia igt.
Non ti è bastato lo schiaffo? Meriti un uppercut, beota di un beone. E qui ti tocca in sorte il peso massimo.

3. Damijan Podversič, Nekaj Venezia Giulia igt.DCIM100MEDIA
Uno-due. Hai preso botte, nell’ordine, a San Floriano, quindi a Oslavia e adesso sei sul Monte Podgora, incontri il welter e finisci al tappeto tra erica, idromele, calvados, nocciola e neroli.

4. Borgo del Tiglio, Ronco della Chiesa Friulano Collio doc.
Il più colto, distinto ed elegante tra i figli del flysch di Cormons. Lavorato al bulino da brezze marine e Nicola Manferrari.

5. Raccaro Vigna del Rolat Friulano Collio doc.
Per gli amanti dei legni ben gestiti, ecco un vino dal ventaglio aromatico ricercato come solo i legni lo rendono. Eppure, slap! Non fa legno.

6. Renato Keber, Friulano Collio doc.
Tecnica e terra. Il cru è Zegla, le annate che ricordo 2007 (Riserva “Zio Romi”) e 2009 (Riserva “Zio Romi”e “Zegla”).

BRDA (SLO)
7. Klinec, Medana Pikotno-Jakot.
Sconfinare a Medana per prendere una seconda salva di schiaffi: iniziando dalla freschezza spiazzante, dalla profondità sottile e differita del 2010 e procedendo a ritroso, crescendo in calore e rondeur, fino alla 2005.

8. Nando, Jakot.
Ovvero Andrej Kristančič, l’artigiano silenzioso cui è riuscita persino l’impresa di fare un buon 2008, annata miserevole. Buonissime le altre

9. Movia, Gredič.
Se cercate l’essenza classica del Tocai giovanile, mandorle e fiori di campo.

GRAVE
10. Vignai da Duline, Friulano Grave doc.
Cercate ora l’intervento di Federica Magrini al convegno “Verso la biodinamica” organizzato da La Renaissance des Appellations in collaborazione con Pietre Colorate e Vini di Vignaioli nel 2013. Leggete senza pregiudizi. Intanto, procuratevi un Friulano della vigna Duline (impianti 1920, 1936) e il Gialloditocai (tocai giallo) del Ronco Pitotti. Siete in un connubio perfetto: grande ispirazione e grande consorzio umano. Grandi persone e grandi vini.

BONUS TRACK
Mlecnik, Vipavska Dolina. Fu Furlanski Tokaj, ora è sauvignonasse ma nelle annate migliori si chiama Angel, dal nome del capostipite. Dalla 2007 è Angel Hereditas. Il Sauvignonasse 2009 è buonissimo. Angel 1999 fu per me un momento di agnizione e resipiscenza potorie. Angel 2007 è un vino iperbolico: intenso, profondo, solare, sublime.

OFF-TOPIC
Non sono T. in purezza ma chi se ne frega, li imbuco e imbosco: C.O.F. Sacrisassi Bianco Le Due Terre (friulano 70%), IGT Venezia Giulia Arbis Blanc Borgo San Daniele (friulano, chardonnay, sauvignon, pinot bianco) e il Collio Bianco Edi Keber (friulano 70%). Però, se mai di quest’ultimo scovaste una bottiglia più vecchia – che so, un Tocai 2004 – vi pregherei di farmi un fischio.

50 anni di Collio? Averne di 50enni così

Sabato la verticale di Collio d’annata alla FIERA REGIONALE DEI VINI DI BUTTRIO è andata al di sopra delle mie più rosee aspettatitive. Vini che avevano dai 6 ai 18 anni ancora perfetti e straordinari.

Il laboratorio ccondotto magistralmente da Stefano Cosma ( aiutato da Figheli di Villa Russiz e da Keber alias il figlio di Edi) è stato davvero interessante e di queste verticali ne andrebbero poposte più spesso.

Straordinarie le bottiglie più vecchie, sopratutto quelle che portano ancora la scritta TOCAI.

 

Il savignonasse friulano piace sempre di più

Ottima notizia da Bordeaux per il Sauvignon Friulano. Complimenti all’azienda agricola Tiare di Dolegna del Collio per questo risultato, ma anche a Mario Drius, Renzo Sgubin e Zof. La vocazione per i bianchi di Collio e Isonzo è strepitosa e speriamo che convinca sempre più produttori, in attesa di ospitare il concorso in Friuli nel prossimo Anno.

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