Fest’Unità del Gemonese e del Collinare dal 25 al 28 Agosto a Osoppo

Si svolgerà a Osoppo, nel Parco della Colonia, dal 25 al 28 Agosto prossimi Fest’Unità del Gemonese e del Collinare. Ritorna dunque la Festa del Partito Democratico ad Osoppo ma questa volta conFB_IMG_1471104856699 il coinvolgimento di un ambito territoriale più vasto.

“I circoli dei territori del Gemonese e del Collinare hanno unito le forze per realizzare insieme questo importante evento. E’ un lavoro di squadra che consente di  proporre un momento d’incontro e di gustare la buona cucina emiliana e friulana, ma non ultimo anche di discutere di temi politici e  produrre idee e proposte per l’ambito pedemontano.” – dichiarano i referenti dei coordinamenti dei circoli del PD del Gemonese, Sandro Ventruini e del Collinare, Elisa De Sabbata-. “Ringraziamo tutti i volontari che metteranno a disposizione il loro tempo, le segretarie Provinciale e Regionale per il concreto sostegno ed auspichiamo una buona riuscita dell’iniziativa.”concludono gli esponenti democratici.

Giovedì 25, dopo l’apertura della festa con il Segretario Provinciale Massimiliano Pozzo e la Segretaria Regionale Antonella Grim, il Capogruppo alla Camera Ettore Rosato farà il punto sulle principali azioni del governo Renzi e sulle prospettive future per “far ripartire” il Paese.

Il giorno successivo sarà la volta delle Vice-Segretaria Nazionale e Presidente delle Regione Debora Serracchiani cui seguirà, Sabato 27, il confronto con l’Assessore Regionale Mariagrazia Santoro e i Consiglieri Regionali Enio Agnola e Vittorino Boem sul tema del Piano Paesaggistico, inteso come strumento per un nuovo e più equilibrato sviluppo.

In conclusione, Domenica 28 Agosto, sarà presentato il volume “1976-2056 Il Friuli prossimo venturo. Prospettive e speranze per i futuri 40 anni della Patria” (QUI) alla presenza di Maurizio Ionico, Flavio Pressacco ed degli altri autori.

Tutti gli eventi avranno inizio alle ore 17.30.

Ma per cosa si vota (davvero) a novembre?

Riporto qui di seguito questo articolo del Corriere della Sera a mio avviso molto intelligente per due motivi :

1-  L’autore Roger Abravanel affronta il tema da un altro punto di vista , macro-economico e geopolitico, proponendo una visione che va presa in considerazione. Si percepisce una certa predisposizione al Si ma questo non rende faziosa la sua analisi

2- Cerca di dipanare tutti i diversi motivi per cui i partiti politici e gli opinion leader cercano di orientare i loro affezzionati a votare per il si o per il no, ma che nulla hanno a che fare con il merito del referendum

mi sono divertito con i colori, per rendere la lettura più agevole.

 

Riforma costituzionale, un sì che va spiegato meglio

Purtroppo esiste il rischio che gli elettori votino contro i loro interessi, come hanno fatto i britannici con la «Brexit», perché stiamo assistendo anche da noi alla contrapposizione tra chi è dentro il «sistema» e chi è fuori.Militanti del comitato del sì consegnano le firma in Cassazione (Ansa)

Militanti del comitato del sì consegnano le firma in Cassazione (Ansa)

 Si è inasprita la campagna per il No al referendum costituzionale di molti politici dell’opposizione e costituzionalisti che denunciano il rischio di una «deriva autoritaria» di Matteo Renzi. Dopo l’Italicum ,che consente una maggioranza parlamentare con il 20 percento dei voti, si propone di eliminare il bicameralismo «perfetto» che, secondo loro, è oggi una garanzia per avere i giusti «pesi e contrappesi». Il premier viene poi accusato di «ricattare» il paese , perché minaccia di fare cadere il governo , qualora il referendum non fosse approvato.

Il governo e i suoi più diretti sostenitori hanno risposto evidenziando i meriti «pratici» della riforma come quello di accorciare l’iter delle leggi e ridurre il costo della politica. Ma non sono le vere ragioni per il Sì.Chi scrive non è un politologo nè un costituzionalista , ma un osservatore delle economie e democrazie mondiali che ritiene che siamo entrati in un’era in cui la politica conta più della economia ; ne è prova il fatto che ,nonostante che le banche centrali abbiano da tempo azzerato i tassi di interesse , gli investimenti privati non ripartono, dimostrando una crisi politica di fiducia nelle istituzioni. Per questo, il vero valore del referendum è l’opportunità di riformare la democrazia rappresentativa, risultato di una serie di mezze riforme abortite che hanno portato a parlamenti con pochissima credibilità .L’Italicum permette a chi vince le elezioni di governare senza «inciuci» ed essere responsabile verso gli elettori.

L’eliminazione del bicameralismo paritario «perfetto» ( il termine esiste solo da noi ) prevista dalla riforma non rende solo la macchina legislativa più efficace ,ma soprattutto evita il rischio di cui l’accusano i suoi detrattori, ovvero l’ulteriore indebolimento della democrazia parlamentare. Una sola camera con una maggioranza parlamentare «forte» (grazie all’Italicum) rappresenta un «contrappeso» molto più forte di due camere con maggioranze ottenute con «inciuci» e 20 assemblee regionali.È’ vero che sarebbe composta da parlamentari dello stesso partito del premier ma nel Regno Unito dove c’è una sola vera camera perché i lord contano pochissimo, la maggioranza conservatrice ha sostituito i conservatori Thatcher e Cameron.

C’è dell’altro.La proposta di modifica dell’articolo V che toglie alle regioni responsabilità come il lavoro e l’ambiente riconosce che il federalismo da noi non ha senso, non siamo né gli Stati Uniti né la Svizzera dove lo stato federale e’ nato dopo gli stati e i cantoni, dei quali il senato rappresenta gli interessi. Da noi,la tradizione storica e amministrativa hanno sempre avuto come campioni i comuni ,non le regioni. Noi siamo più simili alla Francia e al Regno Unito , dove lo stato è molto più accentrato e quindi il senato e la camera dei lord contano poco o niente.La vera critica alla riforma è che lascia ancora troppo ruolo alle regioni in aree essenziali per i cittadini come la sanità dove molte di loro hanno clamorosamente fallito .

La riforma,nonostante le sue imperfezioni, potrebbe veramente essere la «madre di tutte le riforme», dato che tenta di fare funzionare per la prima volta dopo anni la democrazia parlamentare. Riformarla è l’unico modo per salvarla, permettendo alla politica di affrontare finalmente quelle riforme impopolari che i leader politici hanno sempre evitato (lotta all’ evasione fiscale, meritocrazia nella Pubblica amministrazione, riforma della sanità).L’alternativa sarebbe la continuazione della stagnazione economica e dell’ ineguaglianza che porterebbero a una vera «deriva autoritaria» nazionalista e anti-Europa o alla utopia di una democrazia diretta che Brexit ha dimostrato non funzionare . E chi conosce l’economia sa benissimo che Mps non si salva con meccanismi di mercato chiedendo ai cittadini via internet come farlo.

Fa quindi benissimo il premier a dire che si dimetterà se la riforma non viene votata, esattamente come ha fatto Cameron dopo Brexit. Purtroppo esiste oggi anche da noi il rischio che gli elettori votino contro i loro interessi come hanno fatto gli inglesi perché stiamo assistendo anche da noi alla contrapposizione tra chi è dentro il «sistema» e chi è fuori. E Matteo Renzi è percepito come parte del «sistema» anche se non ha nessuna colpa dei disastri combinati dalle classi dirigenti passate. Così nasce il paradosso. Renzi vuole rafforzare la democrazia restituendo legittimazione al Parlamento e non indebolirla , ma molti elettori pensano invece che punti nella direzione opposta.

Si tratta di un paradosso essenzialmente comunicazionale. Oggi anche chi intende votare Sì ,lo fa in gran parte per paura della crisi economica conseguente a una possibile crisi di governo. Raramente comprende il dibattito tra i costituzionalisti del Sì e quelli del No .Non capisce i vantaggi di eliminare il «ping pong elettorale» . La «riduzione dei costi della politica» non entusiasma,perché gli stipendi di un centinaio di senatori contano poco sul deficit complessivo del bilancio; si rischia di relegare così la «madre di tutte le riforme» a un paragrafo della Spending review.Qualche giorno fa ho spiegato su questo quotidiano come la eccessiva semplificazione della comunicazione su una giustissima riforma come gli 80 euro la abbia ridotta a una «mancia» agli occhi di molti cittadini.Il rischio che questo si ripeta anche nel caso della riforma costituzionale è altissimo. Senza una decisa svolta comunicazionale ,la «Renxit» è oggi una quasi certezza.

Fvg prima in Italia a dotarsi del registro per le dichiarazioni di fine vita

Approvato il registro regionale per le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, sarà il cittadino a decidere se essere sottoposto a trattamenti sanitari in caso di perdita di coscienza permanente e irreversibile.

Oggi è stata approvata a Palazzo Oberdan a Trieste la legge sui DAT, ovvero la normativa che regola disposizioni per la raccolta libera delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento sanitario. Ogni cittadino del Friuli Venezia Giulia, attraverso i Dat, potrà dunque esprimere la propria volontà sui trattamenti ai quali desidererebbe essere sottoposto in caso non fosse in grado di esprimere il consenso o dissenso informato. Sarà cioè possibile, presso l’ASL, depositare nella banca dati, le volontà sui trattamenti in caso di impossibilità a registrare le volontà sulla donazione degli organi e tessuti.

La legge, passata con 30 voti favorevoli, 2 astensioni , 3 contrari, è la prima mai varata in Italia in tema di testamento biologico o fine vita a livello regionale. L’approvazione del registro regionale delle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) è una scelta che rivendichiamo con orgoglio. Si sono sentite molte cose: non è competenza regionale, non avrà valenza giuridica ecc. Certo, recuperare il ritardo sul tema dei diritti di questo Paese è una strada ancora molto lunga ma oggi questa Regione, ancor di più nella sua speciali, ha dato un segnale importante a larga maggioranza, non si obbliga e non si impone ma si dà la possibilità a chi lo ritiene di comunicare al sistema sanitario ma soprattutto e prima di tutto ai propri cari la propria volontà. Sono orgoglioso come legislatore di questa scelta e del segnale forte che diamo e come cittadino, convinto di non essere il solo,sono oggi più sereno”.

Il pensiero è andato dritto dritto a tutte quelle persone che vivono in stato vegetativo da anni e per cui la medicina non può fare null’ altro che mantnerli in vita. Anche la morte può essere dignitosa, ed ognuno ha il diritto di poter esprimere la sua dignità fino all’ultimo giorno.

JOBS ACT : Per non buttare via il bambino con l’acqua sporca

Del Jobs Act non è che ne vada così orgoglioso, vuoi perchè non risolve il problema della precarietà del lavoro per i giovani, vuoi perchè il lavoro -ahinoi- non si crea per decreto.
Però, tra le righe, ci sono alcune novità interessanti che vanno ad aggiornare il Testo Unico del 2001 sulla maternità e paternità .

In particolare vengono estesi i termini dei diritti di sospensione dall’attività lavorativa per l’assistenza dei figli naturali o adottivi cioè, si potrà usufruire del congedo parentale fino al dodicesimo anno di età del figlio (prima era l’ottavo), mentre per il trattamento economico collegato (30% dello stipendio nel semestre) l’estensione va dai primi 3 anni del bimbo ai primi 6 anni.
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In più, le indennità di maternità sono estese anche alle lavoratrici autonome e a quelle del settore agricolo che potranno assentarsi per 5 mesi con un assegno pagato. Una misura che sarà garantita in maniera automatica a tutte le lavoratrici iscritte alla gestione separata, anche nel caso in cui il datore di lavoro non avesse versato i relativi contributi (ora invece in questo caso l’indennità non viene pagata). Ancora, in materia di congedi di paternità, il padre libero professionista potrà ricevere l’indennità di maternità in caso di impossibilità della madre di goderne.

In caso di parto prematuro, i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post partum anche se la somma dei due periodi dovesse superare il limite complessivo dei 5 mesi  e non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto.

Sul tema della conciliazione dei tempi Famiglia/Lavoro viene anche introdotto il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale su richiesta della lavoratrice.

Per ora queste nuove misure hanno carattere sperimentale soltanto per il 2015, vediamo come va!

Tra fedeltà e credibilità

E’ davvero di pessimo gusto il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni all’interno del Partito Democratico circa la candidatura alla presidenza della Regione Emilia Romagna. Nei giorni scorsi i giornali si sono dati da fare ( cito per comodità solo  Gad Lerner e Stefano Menichini ) nell’elencazione dei possibili pretendenti e nella triste classifica dei più Renziani, della prima, seconda o terza ora. A me sarebbe piaciuto sentir le loro proposte o magari che cosa ne pensano i cittadini emiliano-romagnoli  sui diversi candidati. Quale il più credibile, per la gente e per il partito?

Il punto lo coglie perfettamente Jacopo Suppo quando dice <<E allora il punto non è “assistere alla prima conta interna del Pd 2.0”, ma chiedersi se esiste un futuro per un partito che quasi non esiste più perchè ha deciso di affidarsi in toto al suo leader non per convinzione, ma solo perchè si è stufato di perdere. Un luogo dove si discute poco, non si decide quasi nulla (quello lo si fa coi caminetti), si fa pochissima formazione e selezione di classe dirigente.  In queste condizioni, quando non ci sarà più Renzi o si riaffacceranno degli avversari, che ne sarà del nostro 41%? Ma soprattutto, quale sarà la nostra proposta? >>