il Sauvignon 2013 di Maso Grener

sauvignon_0L’avevo preso qualche tempo fa, incuriosito dalle belle parole che si leggono di quest azienda sulle riviste di settore. Pare che Fausto Peratoner e la moglie dopo anni di attività da Enologia come tecnici di diverse tra le più importanti aziende trentine e non solo ( si racconta infatti anche di un periodo passato in Friuli Venezia Giulia alle dipendenze di Mario Schiopetto) abbiano realizzato qui a Pressano, poco sopra Lavis, all’inizio della Val Di Cembra il loro progetto di vino e anche, mi sembrerebbe di poter dire, progetto di Vita.

I vigneti si trovano in una posizione ottima, con una buona esposizione ad una quota tra 330 e 390 metri S.l.m., su terreni collinari ricchi di siltiti misti a dolomie e porfido in una posizione tale da subire tutti gli effetti positivi dell’altitudine e dell’azione mitigatrice del lago di Garda. Questo dovrebbe nelle premesse consentire la produzione di vini di buona complessità aromatica ma anche di buona struttura. Vedremo se Maso Grener avrà fatti sue queste premesse.

L’ho aperto con mio suocero approfittado di una buona pasta allo scoglio, rigorosamente in bianco. Vendiamo al Sauvignon : alla vista di un bel tono paglierino con riflessi verdi-dorati, all’olfatto si presenta fresco di erbe, agrumi, uva spina e sambuco. Pare che una partita di questo vino faccia un passaggio in barrique, ma non si percepisce. Si riscontrano però delle note tropicali di ananas, pompelmo, lime e pesca bianca. In bocca conferma le aspettative  con un ingresso con una buona acidità e ricordi di pompelmo, salvia e frutti tropicali. Sulla lingua rimane un elegante sapidità che gli conferisce lunghezza ed ed equilibrio.

Una bella sorpresa questo Sauvignon,  di buona qualità e assolutamente ideale con crostacei, molluschi e pesce in generale. Perfetto anche con il gli asparagi. Se poi penso che questa è la prima annata ufficiale di Maso Grener non vedo l’ora di poter degustare le prossime annate.

Bene. Adesso posso bere un altro bicchiere. Buonanotte.

 

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L’ora della responsabilità

Ne abbiamo discusso per mesi e siamo arrivati, quasi per sfinimento, al momento decisivo.
Probabilmente se la Giunta Regionale avesse immaginato non tanto il dove saremmo arrivati, ma sopratutto il come, avrebbe oggi immaginato scelte diverse, ma oramai la cose sono andate così.

Non vi racconterò, a questo punto nè di quanto questa riforma sia bella, nè di quanto sia brutta: in questi mesi si sono storia1sprecate le voci di chi l’ha supportata e affossata, di chi l’ha ritenuta “buona nel principio, ma pessima nei contenuti”, di chi infine l’ha ritenuta semplicemnte inapplicabile: va detto però che di tutti i dibattiti ho apprezzato molto chi ha riconosciuto il fatto che in qualche maniera le finalità della riforma è giusta e che i piccoli comuni sono arrivati in questi ultimi anni in una condizione dove è oggettivamente difficile garantire i servizi e programmare territorio e opere pubbliche ed ho apprezzato allo stesso modo chi da amministratore (spogliandosi delle proprie preferenze politiche) ha cercato di spiegare come al contempo c’è un serio rischio di allontanare il centro delle decisioni dal cittadino, tendenza che in un momento difficile per la politica come il momento attuale potrebbe rivelarsi controproducente e che invece noi amministratori dovremo cercare di sminare facendo da collante rispetto a questa possibile divergenza, come del resto già da molto tempo stiamo facendo.

Chi non ci credeva sin qui ha protestato, ha fatto ricorso al Tribunale Amministrativo e lo sciopero della fame ( in maniera credo legittima) ma siamo arrivati ad un momento dove nonostante tutto la riforma va avanti nella convinzione del legislatore che comunque questa è la strada.

E allora, per noi amministratori è il momento di scegliere, se continuare a intestardirci e urlare al mondo che è una riforma con alcuni o diversi punti di caduta o se cercare, da subito, di applicarla affinchè i nostri cittadini ne sfruttino i vantaggi al meglio e risentano al minimo delle eventuali problematiche che la riforma potrebbe portare con se.

Ho visto alcuni giorni fa la bozza uscita dall’assemblea dei Sindaci della Collinare e devo dire che i Sindaci si sono impegnati notevolmente per scrivere una bozza di Statuto che fosse il più possibile rispondente alle necessità del nostro territorio, che ne rappresentasse i pregi e cercasse di minimizzare i difetti, una bozza che prevede il mantenimento della tradizione del “voto a testa”, figlia di 50 anni di Comunità Collinare  e che tra le righe permette diversi strumenti di partecipazione coinvolgimento anche dei Consigli Comunali nelle strategie e nelle scelte che farà l’ UTI.

Una bozza di statuto che al suo interno recepisce il comma n°5 Art. 40 della Legge 26 che prevedeva <<Qualora il territorio della costituenda Unione coincida con il territorio del Consorzio comunità collinare del Friuli, esso provvede alla trasformazione in Unione entro il termine di cui all’articolo 7, comma 1; i Comuni aderenti costituiscono l’Assemblea prevista dall’articolo 13 per l’approvazione dello statuto dell’Unione >> e che consente la trasformazione del Consorzio Comunità Colllinare del Friuli direttamente in UTI con tutti i benefici della trasformazione, in termini di trasferimento di beni, contratti in essere, personale e competenze.
Va da se che se i Comuni Interessati decideranno di non approvare la trasformazione del Consorzio in UTI verosimilmente nessun Commissario potrebbe farlo ( non è previsto dalla legge nè il commissario potrebbe farlo)  ma l’UTI sarebbe comunque costituita, anche forzosamente, in quanto la legge prevede l’UTI Collinare come una delle tante UTI della Regione: paradossalmente la nuova UTI potrebbe nascere a fianco del Consorzio, con l’obbligo che però questo sia sciolto o trasformato in fondazione entro il 31/12.

E’ l’ora della reponsabilità è proprio questa pimageerchè chi ha condiviso sin qui questo percorso e chi l’ha osteggiato provino a mettersi insieme dalla parte del cittadino immaginando quali e quanti danni potrebbe generare oggi la non approvazione della trasformazione del consorzio in UTI sui servizi, sui dipendenti e sul patrimonio messo insieme in 50 anni di percorso insieme sin da quel giorno in cui Titta Metus ebbe questa brillante idea che consentì la nascita dell’allora unica e originale realtà amministrativa sovracomunale della Regione Friuli Venezia Giulia. Torniamo a recuperare quello spirito di collaborazione che ci ha resi sino ad oggi orgogliosi e lasciamo da parte, per oggi, tutti gli individualismi: sono certo che per tutti ci sarà modo di rifarsi.

il Forum Telecontrollo 2013 e il Paese Reale

Per la due giorni di Forum Telecontrollo 2013 (www.forumtelecontrollo.it) ebbene si, ci sono anche io. Con la mia azienda si, a presentare il nostro “case study” e per tante altre cose. Ma anche con la mia voglia, da cittadino, da amministratore locale, di ascoltare convegni interessanti e conoscere nuovi prodotti/soluzioni. Il titolo di quest anno ““Competitività e Sostenibilità – Progetti e tecnologie al servizio delle reti di pubblica utilità” secondo me non rappresenta a sufficienza quanto questo mondo delle reti di pubblica utilità sia in rapida evoluzione: oggi le parole più utilizzate erano Smart City & Community, Agenda Digitale, Reti Intelligenti, Comunità.
E ora? beh e ora? Non ci resta che realizzarle.

Serve una rivoluzione culturale, quelle 4 parole li su, sono tutt altro che il gergo comune del paese, e forse sono proprio quelle li le parole, su cui il paese può costruire la sua rinasciata. Ma non basta, serve anche una nuova generazione di amministratori che sappia valorizzare questi investimenti e far capire a chi a strasburgo è occupato a scrivere regole e regolette, che una certa tipologia di investimenti, che ha un punto di ritorno che si può toccare con un dito, è talmente strategica, che non può far parte di quel patto di stabilità li.

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Premio Friuli Aperto 2013

Ieri sera ho partecipato alla serata di premiazione del Premio Friuli Aperto 2013. Una serata incentrata sull’ Africa Sud Sahariana ed in particolare sulle storie di immigrazione in Sudafrica.
Nel convegno si è ricordata, più voltepremiofriulilocandina l’esperienza e la storia del grande esploratore Pietro Savorgan di Brazzà ai quali ho personalmente aggiunto anche il ricordo di Giacomo di Brazzà e Attilio Pecile e sopratutto rammentato come il Comune di Moruzzo da anni investa, indipendentemente dalle amministrazioni che si sono susseguite, nelle relazioni con i Paesi Africani, anche attraverso il Patto di Amiciza di recente rinnovato con la Città di Brazzaville.Ero li per premiare sopratutto la bellissima Hettie Breytenbach e per ricordare come lei, da Sudafricana emigrata in Friuli sia stata centrale nel favorire le relaizoni e favorire l’inserimento dei Friulani in Sudafrica.
Ho scoperto come la comunità Friulana in Sudafrica sia numerosa ma sopratutto via e vegeta. Un motivo in più per andare a trovarli.

[Riporto  di seguito l’articolo della Gazzetta del Sudafrica]
Sud Africa sotto i riflettori il 24 ottobre al ristorante Mulino di Glaunicco, in Friuli, per l’assegnazione del Premio Friuli Aperto, quest’anno dedicato dall’Associazione Incroci Culturali in Friuli alla Nazione Arcobaleno di Nelson Mandela e ai friulani della provincia del Capo.

Saranno premiati:

l’esperto in scienze delle costruzioni Lorenzo Colussi,
l’enologo Giorgio della Cia,
il tecnico Ermanno Scrazzolo,
gli imprenditori Alberto e Roberto Bottega, proprietari fra l’altro della casa vinicola Idiom,
il giornalista Ciro Migliore,
la sportiva Hettie Breytenbach,
il missionario Don Giacomo Santarossa.

Il programma stilato dagli organizzatori si apre con i saluti delle autorità, ai quali fanno seguito le seguenti relazioni:

Africa: terra di missione, di esplorazione e di risorse. Il Sudafrica – dottor Paolo Garofalo.

L’emigrazione italiana in Sudafrica – professor Gianfausto Pascoli.

Oltre un secolo di presenza friulana – professor Paolo Pellarini.

Gli emigranti friulani in Sudafrica durante l’apartheid – dottor Michele Bernardon.

La mia esperienza in Sudafrica – geometra Ermanno Scrazzolo.

Seguiranno interventi, letture, racconti e infine la consegna degli attestati ai premiati da parte di rappresentanti delle istituzioni del Friuli Venezia Giulia. Sarà presente anche la segretaria della Camera di Commercio Italo Sudafricana di Johannesburg dottoressa Maria Grazia Biancospino.

I protagonisti

Paolo Garofalo – Promotore del Premio Friuli Aperto

Paolo Garofalo, 1948, nato a Udine, sociologo e giornalista, già funzionario culturale negli enti locali. E’ autore di saggi e pubblicazioni (su Pasolini, Turoldo, Guareschi, Nievo e altri). Come ricercatore storico diverse sono le sue recensioni e articoli su arte, cultura e storia del Friuli Venezia Giulia. Ha lavorato nel cinema come sceneggiatore e autore di testi. Già responsabile e fondatore dell’Archivio “Centro Studi Pasolini” di Casarsa della Delizia, attualmente è responsabile di un progetto di “Coordinamento nazionale tra Archivi Case Museo di letterati” di cui ha già avviato alcune presentazioni- convegni.

E’ presidente dell’associazione “Incroci Culturali in Friuli”. E’ membro del direttivo del Comitato tecnico scientifico dell’associazione D.M. Turoldo.

– Autore di film e sceneggiature tra cui : “Nel paese di temporali e di primule”( su P.P.Pasolini)-NUCT Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma, più volte trasmesso in RAI. Tra le sue recenti pubblicazioni: D.M.Turoldo, cronaca di un passaggio; Pier PaoloPasolini, poeta e corsaro; Un Museo Storico raccontato dai giovani; La Rabbia di P.P.Pasolini-G.Guareschi, Incroci Culturali in Friuli, Nievo e il Friuli

Ha sempre rivolto particolare attenzione alle tematiche eco-ambientali, Prodolone tra arte e natura. Ideatore e promotore delle ciclo culturali in Friuli (Pasolini, Nievo, Turoldo, Hemingway etc..).

Ha pubblicato per il 100° anniversario del Giro d’Italia “Biciclette e ciclismo” con la prefazione di Sergio Zavoli). E’ corrispondente per il Friuli della rivista internazionale “I teatri delle diversità”.

E’ stato presidente–fondatore del Kronos 1991 “Centro Studi ed Iniziative Ecologiche – sezione Friuli-VG. e Consigliere Provinciale della lista verde “Sole che ride”.

Studioso ed appassionato di storia dell’aviazione, già socio del Club delle Frecce Tricolori di Rivolto, allievo del corso di pilotaggio all’aeroclub “Luciano Marni” di Gorizia negli anni ’70, ha fondato la sezione “aeronautica” presso il Museo Storico del Friuli Occidentale, ha tenuto vari corsi e lezioni sulla storia dell’aviazione, e ha pubblicato i libri:
– “ Il cielo su Casarsa: Storia e leggende di macchine volanti, di dirigibili, aeroplani ed elicotteri dagli inizi del ‘900 ai giorni nostri” ediz. Prov. di Pordenone, 2000.
– “I dirigibili ”, ed. Cidic Casarsa
– I campi di volo a la Comina ed Aviano

Fondatore e già presidente dell’Archivio Storico Ferroviario è autore di diverse pubblicazioni storiche come la linea Casarsa-Spilimbergo, Pinzano; Il treno della cultura etc..

Lorenzo Colussi

Lorenzo (Lori) Colussi conseguì la specializzazione di Quantity Surveyor all’Università di Cape Town e ha lavorato per una delle più grandi compagnie del settore in Sud Africa. E’ stato molto coinvolto nel primo periodo di vita del Club Italiano, essendo anche il capitano della prima squadra di calcio italiana nella IFA League locale. La squadra vinse molti trofei e fu una forte calamita nell’attirare gli italiani la domenica pomeriggio in occasione delle partite. Lori sposò Patricia (Paddy) Donn nel 1962 e hanno avuto due figlie, Lisa e Tessa, e tre nipoti. Lori è l’attuale presidente dell’EFASCE (Pordenonesi nel Mondo) in Sud Africa.

Alberto e Roberto Bottega

Alberto Bottega, calciatore di talento che giocò per la prima squadra del Club Italiano nella Lega IFA e anche per la selezione della Western Province nei primi anni sessanta, decise di non seguire la tradizione di famiglia nel campo della meccanica e andò invece a studiare all’Università di Città del Capo per conseguire il dottorato in Fisica Nucleare. La sua naturale inclinazione per la matematica lo condusse nel tempo verso una carriera di grande successo nel campo bancario e nella gestione fondi a Johannesburg. Trent’anni dopo tornò al Capo per realizzare il suo progetto da pensionato nella vinificazione. Nel 1997 acquistò l’azienda di famiglia, Da Capo Vineyards, casa dei vini Idiom, che è adesso la scena dell’annuale Festival del raccolto, “La Vendemmia”, appuntamento d’obbligo nel calendario della comunità italiana di Cape Town.

Alberto è sposato con Valerie e hanno un figlio, Roberto, e due figlie, Silvana e Laura. L’industria vinicola della famiglia Bottega è condotta da Alberto e Roberto, anche lui passato attraverso l’esperienza del mercato azionario sui mercati finanziari di Johannesburg e Londra. Silvana dà un contributo essenziale di ispirazione artistica alla promozione dei vini e Laura vive a Londra.

Roberto fa parte del comitato del Fogolar ed è uno dei direttori della Italian South African Chamber of Trade and Industries. E’ sposato con Sian e hanno tre bambini: Gianluca, Gemma e Lila.

Giorgio Dalla Cia

Giorgio Dalla Cia è diventato famoso con la creazione del Meerlust Rubicon, primo vino stile Bordeaux del Sud Africa. Questo gli valse nel 1980 il titolo di Champion Winemaker del Sud Africa e quello di produttore del Best Red Blend in the World nel 2006. Giorgio è anche consulente enologo della famiglia Bottega. Diplomato alla Scuola Enologica di Conegliano, chef, filosofo, buongustaio, collezionista di antiquariato ed esperto di funghi porcini, Giorgio, affiancato dal figlio George, produce oggi i distillati e i vini che portano le etichette della Dalla Cia Wine and Spirit Company di Stellenbosch. Recentemente, a trent’anni dalla rivoluzione che sconvolse il panorama dei vini sudafricani con il lancio del Rubicon, altri due vini con l’etichetta Dalla Cia hanno raggiunto la vetta della classifica dei grandi vini del Sud Africa e del mondo: il Giorgio e il Teano. Quest’ultimo si ricollega idealmente al Rubicon nel suggerire agli intenditori anche collegamenti fra pagine fondamentali della storia d’Italia, dalla marcia di Cesare su Roma, che fece poi nascere l’Impero, all’incontro fra Garibaldi e Vittorio Emanuele che segnò, quasi duemila anni dopo, l’indipendenza dell’Italia.

Giorgio fece parte del comitato del Fogolar Furlan dal 1988 al 1992 ed è un generoso e regolare donatore di grappe e vini per le feste del Fogolar.

Hettie Breytenbach

Hettie Breytenbach, sudafricana che vive in Friuli per la maggior parte dell’anno e che si è guadagnata il riconoscimento per il ruolo che ha assunto nelle iniziative miranti a facilitare l’inserimento degli immigrati nella società friulana, porta il nome di una famiglia che ha dato al Sud Africa grandi uomini di cultura. Il suo collegamento con il Friuli nasce da un casuale incontro (seguito da matrimonio) con un giovane medico anestesista friulano, con il quale aveva in comune la passione per il paracadutismo, in occasione di una manifestazione sportiva nel Klein Karoo. Vedova, ha due figli, un maschio e una femmina, nati in Friuli ma trasferitisi di recente in Sud Africa.

TARES: Come viene applicata? Un confronto con altri comuni

Della Tares si è già detto (quasi) tutto tranne che cosa succede sul lato pratico.
La Tares effettua una distinzione tra le componenti che vanno  generare il costo della raccolta e smaltimento dei rifiuti, in particolare distingue tra:
a) COSTI FISSI (costi relativi alle componenti essenziali del servizi di gestione dei rifiuti urbani);
b) COSTI VARIABILI (costi relativi alle componenti del servizio di gestione dei rifiuti urbani la cui entità è proporzionale alla quantità di rifiuti prodotta);
ed effettua una prima macro suddivisione tra:
1) UTENZE DOMESTICHE
2) UTENZE NON DOMESTICHE

Nell’applicazione della tassa poi il DPR 158/1999 suggerisce l’utilizzo di alcuni coefficienti per l’attribuzione della parte fissa e della parte variabile della tariffa in relazione alle diverse categorie di utenza:
Ka) coefficiente parte fissa Utenze Domestiche
Kb) coefficiente parte variabile Utenze Domestiche
Kc) coefficiente parte fissa Utenze Non Domestiche
Kd) coefficiente parte variabile Utenze Non Domestiche

Ora, partendo dal fatto che il costo della raccolta ei rifiuti è differente da sistema di raccolta a sistema di raccolta, da comune a comune e a seconda di come quel comune suddivide costi fissi e variabili e peso delle utenze domestiche e non domestiche oltre all’applicazione dei coefficienti Ka–kd, ho raccolto alcuni dei dati a partire da quei comuni dove sono di facile reperimento (online). Questo è stato l’unico criterio di scelta dei comuni. Se vi sono degli errori segnalatemeli.tares_tabella1

Che da luogo a questi grafici:

tares_parte_fissatares_parte_variabuile

E’ interessante vedere come sopratutto sulla parte variabile ci sono notevoli differenze, determinate dai diversi coefficienti Ka Kb utilizzati dai comuni. Il caso più interessante è la curva di colore rosso, dove si vede che con l’aumentare del numero dei residenti la curva della parte variabile cresce più lentamente rispetto ad altre curve.

Ecco quindi che nell’esercizio di applicazione dell’imposta si giunge a questo risultato:

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tares_single tares_famiglia_3pp tares_famiglia5pp
Ecco quindi che l’applicazione di un coefficiente più che un altro diventa una scelta strategica, che un amministrazione può cercare di utilizzare per favorire alcune categorie di soggetti.

A tal proposito, nel Consiglio Comunale del 26/09 un Consigliere esperto Tributarista aveva affermato che la “TARES è stata applicata a Moruzzo come in altri comuni”. Niente di più errato, i dati qui pubblicati parlano chiaro, era sufficiente fare quattro conti con la penna, senza parlare a vanvera.