Ermes: A 9 anni dal nastro di Partenza

Vi riporto un Articolo, apparso qualche giorno fa su Messaggero Veneto su un evento organizzato da Federconsumatori.

Rispetto a quanto dice Pezzetta, non sono sicuro che tutte le cause del rallentamento del progetto siano da imputarsi alla Giunta Tondo, di certo questa forse può aver la reponsabilità di aver modificato in corsa la governance del progetto, questione non indifferente e questo forse in qualche misura ha inciso. Ma non voglio entrare ora nel merito di una scelta politica ormai passata, ma semplicemente porre un paio di problemi:
a) 9 anni e 130 milioni di Euro sono le cifre del progetto Ermes ma ci ritroviamo ancora con 40 Comuni senza collegamenti xDSL

b) la strategia dei collegare in Fibra ottica le centrali telefoniche probabimente 10 anni fa era un buon obiettivo,  ma siamo sicuri che una volta collegati gli ultimi 40 comuni avremo fatto abbastanza per i nostri cittadini? Oggi si parla di “internet of things”, “cloud services”, “banda ultralarga”, “smart grids” e non possiamo aspettarci un “grazie” e “bravo” se oggi immaginiamo che l’obiettivo di Ermes sia ancora portare una ADSL 2Mbit a tutti. Questi obiettivi vano raggiunti ma altrettanto velocemente rivisti per allinearli a un futuro che non si accontenta più di infrastrutture pensate 10 anni fa.

c) la Cultura Digitale del Friuli Venezia Giulia è scarsa (44% di fruitori abituali), è necessario incentivarla e iniziare davvero a spostare i servizi e sul web.

 

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il Nuovo Digital Divide della banda Ultralarga

Ne parla oggi Rossella Lehnus su AgendaDigitale.eu.

Non v’è più dubbio che la competizione globale si giochi sulle reti di telecomunicazioni e raccontarlo in questo giornale apparirebbe didascalico. Altrettanto lapalissiano è che il nostro Paese non possieda le infrastrutture adeguate per reggere questa competizione. Non sto parlando al futuro, ma uso il presente indicativo e, forse dovrei usare il passato prossimo. Lo ha detto anche Caio nel 2009 e lo ha ribadito nel suo secondo rapporto del dicembre 2013. Lo dicono i risultati della consultazione pubblica del Ministero dello sviluppo economico gestiti da Infratel Italia e, ahimè, lo dice pure l’esperienza frustrante che spesso sono costretti a sopportare i consumatori.

La mano pubblica questa volta deve intervenire e anticipare un mercato che è tecnicamente destinato ad avere grosse difficoltà e strategicamente avviato alla creazione di nuovi divari. Questo è un passaggio importante che, se affrontato correttamente, potrà ritrovare un suo autosufficiente equilibrio nei prossimi 5/7 anni.

Mappa_coperturaL’intervento pubblico vuol dire investimenti pubblici – europei e nazionali – vuol dire coordinamento e condivisione delle infrastrutture del sottosuolo (basterebbe anche solo che il decreto scavi venisse rispettato da tutti!), vuol dire regole premianti il rischio degli investimenti stessi, garantendo al contempo accesso a condizioni eque e non discriminatorie alle infrastrutture realizzate, nella ferma convinzione che ci debba essere competizione nei servizi offerti e non nella quantità di buche che si scavano nel territorio.

ed ancora :

La storia della liberalizzazione degli anni 90 ci ha insegnato che una competizione basata sulle infrastrutture non si traduce in più infrastrutture, bensì in infrastrutture ridondanti. Seguendo le logiche di mercato i vari operatori si concentrano tutti nelle stesse grandi città, disseminando antiestetici armadi nelle stesse vie più frequentate e dimenticando le aree più marginali. Il risultato sono città come Milano o Roma servite da più molti operatori in banda ultralarga e altri 7900 Comuni esclusi dalla digitalizzazione.

La marginalità per gli operatori di rete è calata drasticamente sia nel fisso, sia nel mobile, alimentata da una politica di pricing talmente aggressiva da diventare paradossalmente nociva per i consumatori, più focalizzati sulle tariffe che sulla qualità offerta.

Roberto Siagri lancia una proposta #Smart per il governo del territorio montano

Roberto Siagri (presidente di Eurotech) ha lanciato questa bellissima per il governo del territorio montano e porta come esempio quello del trentino dove <<la rappresentazione digitale del territorio trentino ad esempio, grazie a modelli tridimensionali, può consentire lo sviluppo di servizi innovativi per la cittadinanza, nell’ambito dell’ottimizzazione dell’efficienza energetica degli edifici, nell’ambito del monitoraggio ambientale e inquinamento acustico, nell’ambito della mobilità e inclusione sociale, con particolare attenzione alle fasce più in difficoltà. I  territori montani diventano in questo modo  territori intelligenti –  conclude la nota -, dove i servizi sono basati sulle esigenze e bisogni di tutti i suoi cittadini, compresi quelli che vivono nelle aree più periferiche >> Quella che “vede” Siagri è la possbilità di utilizzare le tecnologie smart per abbattere concretamente le distanze oggettive  sui territori montani.

(da  ilfriuli.it)

Montagna friulana smart territory

Roberto Siagri, presidente di Eurotech, lancia l’idea di un progetto ispirato al Trentino Alto Adige: “Serve un Piano regionale ad hoc”

Montagna friulana smart territory

24/03/2014

Roberto Siagri presidente di Eurotech lancia l’idea: ‘Realizziamo uno ‘smart territory’ in montagna in FVG’, si tratta di un progetto su cui in Trentino Alto Adige stanno già lavorando da tempo. Serve un Piano regionale ad hoc”.

“Grazie alle tecnologie digitali – spiega in una nota -, l’ambiente sta iniziando a comunicare con noi ed a fornirci istantaneamente informazioni su tantissime cose come: la qualità dell’aria, i consumi di energia,  i flussi di traffico e i flussi di arrivi e partenze, lo stato di fruizione del territorio, e tante altre informazioni. I territori, grazie alla presenza capillare di nuovi sensori intelligenti, la  trasformazione dei sensori attuali in sensori intelligenti,  gli smartphone già in uso e un certo numero di apposite app , sono in grado di fornire una serie di flussi informativi che, tramite  il cloud computing ed opportuni software , possono essere studiati e gestiti. Possono anche prendere la forma di veri e propri servizi in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Smart City significa un ‘governo diverso della città’, che grazie ai nuovi modelli di partecipazione abilitati dalle reti tecnologiche, consente di pensare e progettare le città dal basso con un occhio sempre attento alla sostenibilità ed alla salvaguardia dell’ambiente.

Tutto questo costituisce dunque una città – ma anche e soprattutto nel nostro caso un territorio  intelligente: tecnologia, partecipazione, integrazione e interoperabilità, con l’idea di costruire territori sostenibili e fornire servizi di alta qualità alla cittadinanza. La montagna si posiziona fra i territori che potrebbero godere di più dei vantaggi dell’essere ‘smart’, con la messa in rete di informazioni su eventi, viabilità, presenza o meno di neve nei comprensori turistici, disponibilità degli alberghi alla ricezione e molto altro. La tecnologia può aiutare l’uomo, ma va guidata, per questo sarebbe utile un Piano regionale che comprenda l’obiettivo per un territorio, quello montano, di divenire smart.

In Trentino per esempio si parla già di Smart Territory: l’idea di un territorio intelligente, sintonizzato sulle esigenze e bisogni di tutti i suoi cittadini, compresi quelli che vivono nelle aree più periferiche, assicurando per le popolazioni che vi vivono standard e qualità di vita pari a quelli delle persone che vivono in città. La rappresentazione digitale del territorio trentino ad esempio, grazie a modelli tridimensionali, può consentire lo sviluppo di servizi innovativi per la cittadinanza, nell’ambito dell’ottimizzazione dell’efficienza energetica degli edifici, nell’ambito del monitoraggio ambientale e inquinamento acustico, nell’ambito della mobilità e inclusione sociale, con particolare attenzione alle fasce più in difficoltà. I  territori montani diventano in questo modo  territori intelligenti –  conclude la nota -, dove i servizi sono basati sulle esigenze e bisogni di tutti i suoi cittadini, compresi quelli che vivono nelle aree più periferiche. Potremmo rifarci a questo tipo di progetto per la nostra montagna, le tecnologie oggi lo consentono”.

L’agenda “digitale” e le collanine

Se ne fa un gran parlare in questi giorni di Agenda Digitale e dei fondi che saranno destinati attraverso il programma Europeo Horizon 2020. Qualche giorno fa Alessandro Longo ha fatto notare come non ci sia traccia dei fondi nella bozza della programmazione dei Fondi strutturali 2014-2020, elaborata dal dipartimento sviluppo e coesione presso Ministro per la Coesione territoriale. A stretto giro di posta il deputato friulano Paolo Coppola ha annunciato un interrogazione per fare chiarezza e ridefinire le giuste priorità.

In questi mesi si sono susseguiti anche diversi “stati dell’arte” che testimoniano che i soldi si perdono ancora in mille rivoli, che le regioni hanno quasi sempre progetti autonomi, e che ancora manca una regia unica: alcuni parlano di Agenda digitale per la banda ultra larga, altri di digital divide.

Ancora una volta non vorrei che in questi piani si continui a parlare solo delle grandi città, e non si consideri il problema del digital divide che attanaglia ancora nel 2014 alcuni comuni rurali (sto parlando di agglomerati di 3000/4000 abitanti come ce ne sono tanti in questa regione, non di borghi sperduti di 15 abitanti).  Qali sono le strategie per arrivare anche in questi comuni con una vera banda larga? Quali sono le strategie per l’ultimo chilometro? E non mi si risponda “doppino telecom” che con quello ci possiamo al massimo fare le collanine.

Subito una Cabina di regia anche per l’Agenda Digitale del Friuli Venezia Giulia

Nei giorni scorsi abbiamo appreso della nomina della Presidente Debora Serracchiani all’interno della Cabina di regia per l’attuazione dell’ Agenda Digitale Italiana. Si tratta di un occasione molto importante per coordinare la realizzazione dei principali obiettivi che l’Agenda Digitale italiana si è data tra cui le infrastrutture, l’opendata, l’innovazione digitale e I progetti di ambito Smart Cities&Communities. Una Cabina di regia che si occupi di mettere in rete le esperienze, le competenze ed i progetti già realizzati nelle diverse regioni italiane dagli Enti e dal mondo dell’Università e Ricerca, ma che sopratutto si occupi di individuare degli indirizzi strategici e condivisi che debbano essere perseguiti da tutti I soggetti interessati ad avere un ruolo attivo su questo tema, al fine di consentire un vero salto di qualità del sistema-Paese.
E’ necessario però che quest’azione di coordinamento sia introdotta e realizzata anche a livello di Territorio, in una regione come quella del Friuli Venezia Giulia dove l’Agenda Digitale si è iniziata a realizzare già nel 2005 con il programma Ermes quando ancora di Agenda Digitale non si parlava. Una Cabina di regia per l’Agenda Digitale FVG è necessaria anche per coordinare la crescita delle infrastutture digitali sul territorio (ci sono almeno una trentina di comuni in regione che vantano una insfrastuttura in fibra ottica di propietà, e sono in crescita) e i progetti di OpenData e di città intelligenti ( Smart City) che stanno prendendo forma e sostanza in diverse realtà della regione: se si riuscisse a mettere tutti questi progetti a fattor comune e indirizzati verso comuni obiettivi, l’ Agenda Digitale FVG sarebbe di fatto, già pronta.

Chi balla con i 20 milioni del’Agenda Digitale?

Nella prima bozza della legge di stabilità i fondi stralciati a luglio con il decreto del Fare, erano improvvisamente ricomparsi “per il completamento del Piano nazionale banda larga è autorizzata la spesa di 20,75 milioni di euro per l’anno 2014” recitava il testo della bozza.
Oggi una seconda bozza della legge di stabilità, autorizza la spesa per il completamento del Piano ma non quantifica le risorse necessarie, il che significa che non sarà previsto all’interno della Legge di Stabilità uno stanziamento ad hoc.
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Si trattava dei 20 milioni stralciati a luglio con il decreto del Fare. Le modifiche erano state testo decise nelle Commissioni Bilancio e Affari e Costituzionali della Camera per coprire altri provvedimenti. I 20 milioni facevano parte dei 150 finanziati dal Crescita 2.0 per l’Agenda Digitale che sarebbero serviti a eliminare il digital divide al Centro Nord.

Il recupero della cifra grazie alla legge di stabilità era stato prospettato dal vice ministro allo Sviluppo Economico, Antonio Catricalà: “Non possiamo tornare indietro sulle promesse fatte e dobbiamo recuperare questi 20 milioni. Troveremo la copertura nella legge di stabilità“.

Sono bastate poche ore per smentirsi. Speriamo che cambi idea.

Moruzzo in Parlamento per la Banda Larga

Si è fatto un gran parlare nei mesi scorsi dell’ Agenda Digitale italiana, del Bando Ministeriale per superare il Digital Divide in tutte le aree del Paese, della nomina di Francesco come Super Consulente per l’Adi.
Con il deputato Paolo Coppola abbiamo voluto cercando di capire a che punto siamo con il famoso VI Bando del pIano Nazionale Banda Larga che riguarda specificatamente il Territorio del Friuli Venezia Giulia, portando il caso di Moruzzo assieme a quello di altri comuni come Pozzuolo del Friuli, Rive D’Arcano o Colloredo di Monte Albano che condividono per tutto o per una parte del territorio lo stesso problema di Moruzzo.
Il mio personale timore, è che in questi tempi di IMU, IVA, TARES, TASER i fondi per il Piano Nazionale Banda Larga vengano distratti per essere posti altrove. E’ necessario tener alto il livello del dibattito su questo tema per evitare distrazioni di questo tipo.

Di seguito l’articolo che ci ha dedicato il bravissimo Alessandro Di Giusto di ilfriuliinterrogazione parlamentare Moruzzo banda larga coppola di stefano

Il link all’interrogazione parlamentare dell’ Onorevole Coppola

il testo dell’Interrogazione Parlamentare

il Comunicato stampa dell’interrogazione Parlamentare