Banda larga: E se avessimo semplicemente perso 6 anni?

E’ di pochi giorni fa la notizia della pubblicazione sul sito di Insiel del bando per la concessione della fibra ottica agli operatori di Telecomunicazioni. Una notizia attesa, da almeno 6 anni, quando la Giunta Regionale blocco un accordo simile già scritto e firmato.

Ai tempi ci si chiedeva quali erano i vantaggi per la collettività a stringere un accordo del genere senza gara, oggi ne vediamo semplicemente gli effetti del non averlo fatto.

E probabilmente, questi 6 anni persi, ci costano molto di più che quell’accordo un po’ maldestro senza gara.

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il Nuovo Digital Divide della banda Ultralarga

Ne parla oggi Rossella Lehnus su AgendaDigitale.eu.

Non v’è più dubbio che la competizione globale si giochi sulle reti di telecomunicazioni e raccontarlo in questo giornale apparirebbe didascalico. Altrettanto lapalissiano è che il nostro Paese non possieda le infrastrutture adeguate per reggere questa competizione. Non sto parlando al futuro, ma uso il presente indicativo e, forse dovrei usare il passato prossimo. Lo ha detto anche Caio nel 2009 e lo ha ribadito nel suo secondo rapporto del dicembre 2013. Lo dicono i risultati della consultazione pubblica del Ministero dello sviluppo economico gestiti da Infratel Italia e, ahimè, lo dice pure l’esperienza frustrante che spesso sono costretti a sopportare i consumatori.

La mano pubblica questa volta deve intervenire e anticipare un mercato che è tecnicamente destinato ad avere grosse difficoltà e strategicamente avviato alla creazione di nuovi divari. Questo è un passaggio importante che, se affrontato correttamente, potrà ritrovare un suo autosufficiente equilibrio nei prossimi 5/7 anni.

Mappa_coperturaL’intervento pubblico vuol dire investimenti pubblici – europei e nazionali – vuol dire coordinamento e condivisione delle infrastrutture del sottosuolo (basterebbe anche solo che il decreto scavi venisse rispettato da tutti!), vuol dire regole premianti il rischio degli investimenti stessi, garantendo al contempo accesso a condizioni eque e non discriminatorie alle infrastrutture realizzate, nella ferma convinzione che ci debba essere competizione nei servizi offerti e non nella quantità di buche che si scavano nel territorio.

ed ancora :

La storia della liberalizzazione degli anni 90 ci ha insegnato che una competizione basata sulle infrastrutture non si traduce in più infrastrutture, bensì in infrastrutture ridondanti. Seguendo le logiche di mercato i vari operatori si concentrano tutti nelle stesse grandi città, disseminando antiestetici armadi nelle stesse vie più frequentate e dimenticando le aree più marginali. Il risultato sono città come Milano o Roma servite da più molti operatori in banda ultralarga e altri 7900 Comuni esclusi dalla digitalizzazione.

La marginalità per gli operatori di rete è calata drasticamente sia nel fisso, sia nel mobile, alimentata da una politica di pricing talmente aggressiva da diventare paradossalmente nociva per i consumatori, più focalizzati sulle tariffe che sulla qualità offerta.

L’Agenda digitale dopo Caio

Oggi su agendadigitale.eu Alfonso Fuggetta fa il punto sull’ Agenda Digitale all’indomani della fine del Governo Letta e delll’inizio dell’ era Renzi.
La cosa che mi sembra più importante è dare  continuità al lavoro fatto da Caio anche se per pochi mesi, non possiamo permetterci di buttare via il lavoro fatto.
Due sono le cose su cui mi sembra di dover sostenere Alfonso:
A) la prima, da cittadino di questa parte del Friuli, il problema del digital divide. Non si può continuare a parlare solo di banda ultralarga quando alcune zone del paese, aree industriali ecc ecc ( non luoghi dimenticati da dio) vanno ancora col modem a manovella
B) rilanciare l’innovazione e la cultura digitale nelle imprese: il credito d’imposta non basta, serve anche avvicinare chi fa ricerca e innvoazione alle imprese, anche quelle più tradizionali.
C) un problema di competenze dove la “cultura digitale” non sia il numero di tweet ma la capacità di utilizzare degli strumenti moderni per risolvere problemi che altrimenti non si risolverebbero.

Il resto dell articolo su agendadigitale.eu

Un intuizione oggi… per non perderci domani

Nell’edizione del 18 Ottobre IlFriuli dedica un articolo alla mia proposta di un infrastruttura digitale per il collinare, utilizzando proprio il parallelo con l’intuzione del metano 30 anni fa. Ne ho fatta anche un altra di proposta, che riguarda questa volta un applicazione delle reti digitali, e incentrata sul modlelo delle Smart Community. Ma di questo ne parlerò un altra volta.

ilfriuli_18_10_2013_Alla_Collinare_Serve_intuizione

Chi balla con i 20 milioni del’Agenda Digitale?

Nella prima bozza della legge di stabilità i fondi stralciati a luglio con il decreto del Fare, erano improvvisamente ricomparsi “per il completamento del Piano nazionale banda larga è autorizzata la spesa di 20,75 milioni di euro per l’anno 2014” recitava il testo della bozza.
Oggi una seconda bozza della legge di stabilità, autorizza la spesa per il completamento del Piano ma non quantifica le risorse necessarie, il che significa che non sarà previsto all’interno della Legge di Stabilità uno stanziamento ad hoc.
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Si trattava dei 20 milioni stralciati a luglio con il decreto del Fare. Le modifiche erano state testo decise nelle Commissioni Bilancio e Affari e Costituzionali della Camera per coprire altri provvedimenti. I 20 milioni facevano parte dei 150 finanziati dal Crescita 2.0 per l’Agenda Digitale che sarebbero serviti a eliminare il digital divide al Centro Nord.

Il recupero della cifra grazie alla legge di stabilità era stato prospettato dal vice ministro allo Sviluppo Economico, Antonio Catricalà: “Non possiamo tornare indietro sulle promesse fatte e dobbiamo recuperare questi 20 milioni. Troveremo la copertura nella legge di stabilità“.

Sono bastate poche ore per smentirsi. Speriamo che cambi idea.

Una Comunità di Colline Digitali

(Proposte per la Comunità Collinare del Friuli che verrà)

Parto un po’ da lontano melchiore precisamente da questo signore nella foto qui a fianco: Giovanni Melchior. Nel 1980 all’indomani del Terremoto del ’76, Giovanni Melchior, divenuto presidente della Comunità Collinare del Friuli, in un momento storico in cui sul territorio mancava più o meno tutto e per il riscaldamento la legna da ardere era la migliore soluzione, ebbe un intuizione assolutamente geniale: progettare e sucessivamente realizzare una rete per la distribuzione del gas metano su tutto il territorio della Comunità Collinare.
A distanza di 30 anni, quella rete, costata anche sacrifici, verrà in breve completata raggiungendo anche le più piccole frazioni dei comuni afferenti la Comunità.
Quella rete però oggi è anche un Asset, una risorsa, che genera frutti oltre a un servizio divenuto oggi indispensabile. Grazie ad un intuizione, di quel Presidente in un tempo di crisi ma di grande speranza.

Per la Comunità Collinare i prossimi 5 anni saranno assolutamente strategici e la nuova Governance, con le sue scelte, dovrà dimostrare senso pratico e capacità di guardare al futuro al tempo stesso, come 30 Anni fa i nostri amministratori fecero: sciogliersi e ognuno per conto suo? oppure diventare uno società erogatrice di servizi, oppure, continuare ad essere il punto di riferimento per le forme associative dei comuni, la “lepre” delle amministrazioni consorziate?

C’è un infrastruttura che oggi non è presente su tutto il territorio dei Comuni Consorziati e che nei prossimi anni potrebbe essere davvero il volano per consentire al territorio di sviluppare un economia diffusa e ai comuni per gestire ed erogare i servizi, su un territorio mediamente molto abitato ma con un contesto ancora per lo più rurale.

Questa infrastruttura è oggi la Banda Larga. Partire oggi con un investimento del genere significherebbe realizzare in poco tempo e con pochi denari (rispetto al valore intrinseco) , in quanto oggi il prezzo dei materiali è arrivato ad un costo veramente basso, significherebbe dare uno strumento competitivo a comuni ed imprese, con l’obiettivo di portarlo via via anche ai cittadini. Alcune società di diversa natura stanno oggi già erogando i primi servizi (qui un interessante articolo di repubblica.it ) basati su reti in fibra ottica del tipo FTH ovvero direttamente nella sede dell’azienda e, un modello di business elaborato a partire dalle 4 o 5 are industriali presenti nella Comunità Collinare con la possibilità di utilizzare i cavidotti già esistenti in esercizio ai coomuni ( Pubblica Illuminazione, Fognatura) costuirebbe un vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri.

Già molti comuni, per esigenze diverse (videosorveglianza, sedi distaccate) si sono dotati di infrastrutture parziali che potrebbero venir messe in rete realizzando facilmente un primo cluster, da estendere poi anno dopo anno, come si è fatto in questi anni per la rete del metano.017033-470-fibra_ottica_deutsche_telekom
Un modello del tutto simile a quello che viene oggi utilizzato nei comuni afferenti l’area Industriale del Distretto per l’ICT (Tavagnacco, Reana del Rojale e Udine) dove le reti realizzate  dai singoli comuni saranno realizzate per fornire connettività alle imprese che ne fanno richiesta, in una collaborazione tra Pubblico e Privato dove al Pubblico rimane la proprietà della rete mentre al Privato la fornitura dei servizi dopo apposita gara (vedi articolo del Messaggero Veneto).

Un investimento, da ponderare anche in relazione al fatto che il nostro territorio per sua natura stessa, difficilmente verrà raggiunto de una rete a banda larga/ultralarga con il solo investimento di operatori privati e a lungo andare potrebbe essere questa anche una ragione che potrebbe far diminuire la sua attrattività per cittadini ed imprese.

Piano Nazionale Banda Larga e i 20 mln già spariti

Dell’interrogazione dell’onorevole Coppola ne avevamo già parlato qui .Ieri sul Messaggero Veneto la brava Simonetta d’Este rimprende l’argomento . Grazie come sempre al Messaggero Veneto per l’attenzione che dedica a queste tematiche. 2013-10-03 08_57_55-Banda larga_ il Comune vuole chiarezza sui piani - Cronaca - Messaggero Veneto

Rispetto alla Proccupazione che viene riportata nell’articoloovvero <<che le risorse già stanziate per questo intervento possano venir distratte per garantire copertura ad altri provvedimenti con minore impatto sullo sviluppo economico del Paese>> purtroppo è già realtà. Nei mille rivoli del Decreto del Fare già 20 milioni sono spariti. Evviva