Cuore del Friuli

Il video “Cuore del Friuli” è un video di due minuti per offrire agli spettatori un assaggio delle bellezze paesaggistiche e architettoniche della Comunità Collinare, raccontate tramite i sorrisi della gente che la popola e che la visita. Quindici comuni, 52mila abitanti, pronti a unirsi per offrire un prodotto turistico vario e divertente, trainati dall’entusiasmo dei loro primi cittadini. Il video è stato realizzato da Massimo Garlatti Costa e sarà proiettato al Centro Commerciale Tiare assieme agli altri video provenienti dalla nostra regione.

 

Annunci

Smart Collinare al via, ma guardiamo già oltre

In questi giorni giorni si inizia a parlare sulla stampa di SmartCollinare, sabato come sapete già ci sarà la presentazione presso la sede Consortile.
Mi sono venuti in mente alcuni temi, il primo è certamente capire  se con questo progetto riusciamo a dare uno strumento nelle mani dei cittadini, con il quel essi possano essere coinvolti nella gestione del territorio segnalando guasti e anomalie dei principali servizi forniti dall’amministrazione, che usi la rete Smart Collinare ma anche usi anche la rete fornita dagli altri operatori e che torni a rimettere il cittadino al centro della gestione del territorio in forma collaborativa con l’amministraizone dello stesso. Un avvicinarsi, dopo anni di allontanamento.

Smart_collinare_San_Daniele

Articolo su Messaggero Veneto del 1 Aprile 2014 sul Rive d’Arcano
Articolo del Messaggero Veneto del 6 Aprile su Collloredo di Monte Albano
Articolo su il Giornale del Friuli dell’ 8 Aprile

 

Gli Hot-Spot Attivi


Bookcrossing made in FVG

Bellissima l’inziativa di Gabriella Fabbro a Buja. Un iniziativa assolutamente da sostenere e da copiare. (link)

imageBUJA. Bookcrossing, la cultura che sopravvive in tempi di magra. Ne è un emblema la “libera libreria di Buja”, una cassetta contenente libri messi a disposizione da chi si sente di farlo, e che chiunque può prendere a patto che ne lasci uno proprio in dono.

La tradizione delle free libraries nasce negli Stati Uniti, e a Buja è stata lanciata per la prima volta alcuni mesi fa in via Cevedâl da Gabriella Fabbro, una residente che ha voluto provare questo tipo di esperienza: dopo essersi fatta realizzare una cassetta di legno colorata dagli artigiani locali, l’ha voluta piazzare sulla sua via in un terreno di sua proprietà, invitando – ha detto a tutti – chi vuole a portare i propri libri e prendere quello che più interessa.

Nel giro di pochi mesi, il tam tam ha già richiamato numerose persone che passano per via Cevedâl a prendere un libro lasciando il proprio: «Ho seguito tutti i movimenti dei volumi – dice Gabriella Fabbro – fin dall’inizio, ma ultimamente, visto il giro che si è creato, faccio un po’ fatica a continuare: oltre ai libri che ci sono nella cassetta, ne ho alcuni pacchi pieni a casa lasciati dalla gente. Oltre che da Buja, ho visto passare di qua persone di Tarcento, Fagagna, Cassacco: credo sarebbe bello che anche qualcun altro, magari nei paesi vicini, attivasse l’iniziativa, così sarebbe più semplice smaltire tutti i libri che arrivano».

Il passaparola si è sviluppato nel corso dei mesi anche via internet, visto che la Fabbro ha anche realizzato il portale liberalibreriadibuja.wordpress.com e anche la pagina facebook Libera libreria di Buja: non solo, la fondatrice ha pure pensato di inserirla nel circuito avviato negli USA, che oltre a mandarle la targa 8007, le ha pure riconosciuto il titolo “Library of distinction”, proprio per la bellezza della cassetta realizzata in proprio (di solito è fornita dall’organizzazione americana).

Al momento, in base ai dati raccolti dalla Fabbro, che si preoccupa pure di timbrare i volumi che vengono lasciati, sono circa una cinquantina i libri in circolo: dalle guide di diverse città, ai Viaggi di Gulliver di Swift, fino ad arrivare a scrittori celebri come Fallaci, Morante, Vitali, Follett, fino a classici come I diari di Anna Frank, ed anche locali come Maurensig oppure Maldini; «In effetti – dice Gabriella Fabbro – quelli che vanno di più sono i libri per i ragazzi che spariscono davvero nel giro di poco tempo, però la gente lascia di tutto: ricordo che nei mesi estivi ho trovato perfino tutta la collezione di Montalbano, tanto per fare un esempio. Ora sarebbe bello checassette con i libri sorgessero in ogni borgo».

Una Comunità di Colline Digitali

(Proposte per la Comunità Collinare del Friuli che verrà)

Parto un po’ da lontano melchiore precisamente da questo signore nella foto qui a fianco: Giovanni Melchior. Nel 1980 all’indomani del Terremoto del ’76, Giovanni Melchior, divenuto presidente della Comunità Collinare del Friuli, in un momento storico in cui sul territorio mancava più o meno tutto e per il riscaldamento la legna da ardere era la migliore soluzione, ebbe un intuizione assolutamente geniale: progettare e sucessivamente realizzare una rete per la distribuzione del gas metano su tutto il territorio della Comunità Collinare.
A distanza di 30 anni, quella rete, costata anche sacrifici, verrà in breve completata raggiungendo anche le più piccole frazioni dei comuni afferenti la Comunità.
Quella rete però oggi è anche un Asset, una risorsa, che genera frutti oltre a un servizio divenuto oggi indispensabile. Grazie ad un intuizione, di quel Presidente in un tempo di crisi ma di grande speranza.

Per la Comunità Collinare i prossimi 5 anni saranno assolutamente strategici e la nuova Governance, con le sue scelte, dovrà dimostrare senso pratico e capacità di guardare al futuro al tempo stesso, come 30 Anni fa i nostri amministratori fecero: sciogliersi e ognuno per conto suo? oppure diventare uno società erogatrice di servizi, oppure, continuare ad essere il punto di riferimento per le forme associative dei comuni, la “lepre” delle amministrazioni consorziate?

C’è un infrastruttura che oggi non è presente su tutto il territorio dei Comuni Consorziati e che nei prossimi anni potrebbe essere davvero il volano per consentire al territorio di sviluppare un economia diffusa e ai comuni per gestire ed erogare i servizi, su un territorio mediamente molto abitato ma con un contesto ancora per lo più rurale.

Questa infrastruttura è oggi la Banda Larga. Partire oggi con un investimento del genere significherebbe realizzare in poco tempo e con pochi denari (rispetto al valore intrinseco) , in quanto oggi il prezzo dei materiali è arrivato ad un costo veramente basso, significherebbe dare uno strumento competitivo a comuni ed imprese, con l’obiettivo di portarlo via via anche ai cittadini. Alcune società di diversa natura stanno oggi già erogando i primi servizi (qui un interessante articolo di repubblica.it ) basati su reti in fibra ottica del tipo FTH ovvero direttamente nella sede dell’azienda e, un modello di business elaborato a partire dalle 4 o 5 are industriali presenti nella Comunità Collinare con la possibilità di utilizzare i cavidotti già esistenti in esercizio ai coomuni ( Pubblica Illuminazione, Fognatura) costuirebbe un vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri.

Già molti comuni, per esigenze diverse (videosorveglianza, sedi distaccate) si sono dotati di infrastrutture parziali che potrebbero venir messe in rete realizzando facilmente un primo cluster, da estendere poi anno dopo anno, come si è fatto in questi anni per la rete del metano.017033-470-fibra_ottica_deutsche_telekom
Un modello del tutto simile a quello che viene oggi utilizzato nei comuni afferenti l’area Industriale del Distretto per l’ICT (Tavagnacco, Reana del Rojale e Udine) dove le reti realizzate  dai singoli comuni saranno realizzate per fornire connettività alle imprese che ne fanno richiesta, in una collaborazione tra Pubblico e Privato dove al Pubblico rimane la proprietà della rete mentre al Privato la fornitura dei servizi dopo apposita gara (vedi articolo del Messaggero Veneto).

Un investimento, da ponderare anche in relazione al fatto che il nostro territorio per sua natura stessa, difficilmente verrà raggiunto de una rete a banda larga/ultralarga con il solo investimento di operatori privati e a lungo andare potrebbe essere questa anche una ragione che potrebbe far diminuire la sua attrattività per cittadini ed imprese.