Moruzzo – Perchè avete messo gli autovelox?

Ieri a Moruzzo, dopo alcune settimane di gestazione, sono state installate finalmente le colonnine del Progetto “Noi Sicuri”.
Il percorso non è stato facile, ma parte da una considerazione che tutti, credo, condividiamo. Andare per strada, al giorno d’oggi, è sempre più rischioso e ogni anno il numero di persone che subisocno un incidente mortale o comunque grave sulla strada fa rabbrividire. Le cause sono tante: condizioni delle strade, segnaletica, ma anche guida in stato di ebrezza o effetto di stuperfacenti, velocità, distrazione, scarsa preparazione degli automobilisti. Tutti elementi su cui bisogna cerca di agire, congiuntamente se si vuole tentare dii abbassare quei numeri.image1
Come Amministrazione Comunale abbiamo cercato di agire su alcuni di questi aspetti, ma il tema velocità è stato uno di quelli che da sempre ci è stato più a cuore, anche perchè il tema è vissuto in maniera molto negativa anche dagli altri utenti della strada (ciclisti, pedoni) .
L’amministrazione precedente ci aveva provato con i rilevatori di velocità ” stai andando a ___ km/h , – 5 punti” ma l’effetto non è stato granchè, sopratutto perchè una volta capito che i rilevatori non danno multe, il gioco era diventato vedere quanto più velci si riesce a passare sotto il rilevatore. Dà li in poi si sono seguiti altri tentativi, con risultati più o meno soddisfacenti : la zona 30 nei centri, i dissuasori di velocità in plastica sulle vie locali ( detti anche rallentatori) che poi sono diventati attrezzature per fare i salti con la mountain bike; altri comuni ci han provato con le porte urbane, con le telecamere, alcuni col cartonato dei vigili che poi non vi dico cosa la gente ci ha disegnato sui cartonati dei vigili.
E poi? E poi c’è il giornale, le foto degli incidenti agli incroci, e l’elenco di amici che sulla strada hanno subito un incidente, anche grave. Non tutti sia chiaro per colpa della velocità, anzi.
Proviamoci con questi Velook che pare che da altre parti siano serviti .
Si tratta di un sistema di dissuasione e controllo della velocità costituito da colonnine arancioni ad alta visibilità poste ai lati delle strade al fine di eliminare i comportamenti pericolosi e tutelare la sicurezza dei pedoni, dei residenti e, al contempo, degli automobilisti in transito. Le colonnine possono fungere da semplici dissuasori oppure, alloggiando a turno al proprio interno le apparecchiature di rilevazione di velocità, diventare veri e propri autovelox. A prescindere dalla messa in funzione o meno dell’apparecchiatura di controllo l’effetto deterrente sulle alte velocità pare essere estremamente efficace, considerati i risultati già ottenuti in oltre 400 Comuni del Centro-Nord Italia che li hanno precedentemente adottati, tra i quali Maniago, Sacile e Caneva L’’iniziativa mira più alla prevenzione delle infrazioni che alla repressione ed è inserita tra le attività di “Noisicuri”, il progetto integrato di sicurezza stradale cui il Comune ha recentemente aderito e che prevede l’avvio, fra le altre, di tutta una serie di iniziative legate alla sicurezza stradale, come incontri di sensibilizzazione rivolti alla popolazione e interventi mirati all’educazione dei più giovani nelle scuole. “Noisicuri” prevede anche una serie di monitoraggi del traffico in grado di mettere in evidenza le criticità presenti sul territorio e di valutare l’efficacia dei sistemi adottati, che saranno illustrati, così come i primi risultati ottenuti dalla sperimentazione dei Velo ok, nel corso di un incontro pubblico.
Non basta, stiamo lavorando anche per creare, lungo le strade di accesso ai centri abitati delle porte di ingresso che diano la sensazione a chi le percorre di entrare in un ambiente diverso e che deve diminuire la velocità così come altre iniziative volte alla sensibilizzazione di uno stile di guida più corretto.

Ieri alcuni di voi mi hanno chiamato e mi hanno fatto le domande più disparate. Provo a dare una risposta qui:

C: Ma sono già attivi?
E: Si le colonnine sono già attive (sui comuni di Moruzzo, Fagagna e San Vito di Fagagna) e prevedono che a rotazione gli autovelox a disposizione del comando di Polizia possano essere montati su una o più colonnine. Ad esempio oggi l’autovelox è montato a Brazzacco e San Vito di Fagagna, domani invece a Fagana e in via carbonaria a Moruzzo.

C: Lo fate per far cassa eh?
E: Magari! Buona parte dei proventi di eventuali Multe va alla provincia. Secondo comunque la ditta incaricata le sanzioni, grazie al Sistema Velook diminuiscono del 10-15%

C: Ma siete sicuri che funzionano?
E:
Supponiamo che la velocità media a Moruzzo sia di 78 km/h. Se riusciamo a diminure la velocità media del 10-15% teoricamente diminuisce del 30% la possibilità di incidenti mortali, quindi lo scopo è arrivare a 65 km/h di velocità . Su comuni dove lo hanno già installato funzona  ( a Carbonara da esempio -33% di velocità – 46% di infrazioni [link]; a Voltaggio – 13% di infrazioni -16% di velocità [link] altri esempi Morsano al Tagliamento [link] )
2015-11-10 11_44_43-Voltaggio (AL) 2015-11-10 11_45_00-Carbonara Scrivia (AL)

C:Ma avete messo limite di 30 km/h e anche l’autovelox, quindi volete multare i cilisti!
E: Se il problema è portare la velocità media da 78 km/h a 65 km/h evidentemente chi va a già 30 km/h o 50 km/h non deve farsi problemi. Se poi il ciclista vuole fare il record dell’ora, sa già da solo che le salite di moruzzo non sono esattamente il top.

C: Quanto dureranno sti cosi?
E: Beh, vediamo come funzionano dopo un tot di mesi, se gli obiettivi vengono raggiunti o meno. Scommetto che d auna prima fase in cui molti ci chiederanno di toglierli, nella second afase ci saranno molti a chiederne di aggiungerli nella loro via!

C: Ma potevate avvisare, allmeno noi di moruzzo!
E: Oddio, conferenza stampa fatta, articolo su messaggero veneto fatto [link] ma evidentmente funzionano di più come avvertimento i due operai che li stavano installando.

C: Mio cugino va a 130km/h su limite di 50 km/h allora quando vede la colonnina inchioda di brutto brutto e rischia di fare un incidente, quindi il velook fa aumentare gli incidenti?
E: tuo cugino è un pirla e fa aumentare il tasso di pirlaggine medio

C: Ma voi sapete dove è attivio il velox quindi andate piano solo li?
E: assolutamente no, è il comando di  polizia a decidere. Tra noi amministratori piuttosto c’è la gara  a chi toccherà il primo verbale. Sigh…

Se ci sono altre domande mandatemele che aggiorno il post nei prossimi giorni.

[Aggiornamento del 11/11]
C: Ieri sono passato alle 11.33 da via carbonaria, era attivo?
E: certo le colonnine sono sempre attive. ma tu a che velocità andavi? i vigili ti han fermato?

C: Il limite di 30 km/h è un eresia.
E: Purtroppo ( o per fortuna) quando si amministra un comune si opera in un ambito che ha dei limiti molto precisi, e sono quelli dettati dalle norme degli enti sovraordinati. Ulteriormente questi ti danno delle “indicazioni”  che sono frutto di studi tra cui  il PNSS (piano nazionale sicurezza stradale) che tra l’altro è anche finanziato [Link] e si scopre che le “zone 30” incrementano la sicurezza, la qualità della vita e bal bla bla ma sopratutto riducono emissioni inquinanti ed acustiche. Ovvio che non serve la “zona 30” se hai la marmitta bucata.

C: Mio cugino mi ha detto che la provincia si è dissociata da questo intervento e che non è vero che prende i proventi delle multe.
E: Non so dove lo abbia desunto questo tuo cugino, ma è vero che la provincia sul tema velocità/sicrezza sulle strade provinciali ci aveva messo il cuore [link] costato tra l’altro 200 mila euro e quindi la provincia ci tiene alla sicurezza stradale, ma è anche vero che in questi anni, a seguito dei numerosi incidenti verificatisi all’incrocio tra la s.p. dei colli e la s.d. rive dal mas avevamo più volte esortato la provincia a intervenire con dei restiringimenti o una rotonda ma nulla è stato fatto perchè anche la provincia è a corto di €€ e ha deciso di imbarcarsi nel faraonico progetto del sottopasso di Santa Caterina. Sui proventi delle multe basta leggere la legge numero 120/2010 che ha riscritto l’articolo 142 del Codice della strada in materia di eccesso di velocità circa i proventi delle multe e prevede che, per tutte le violazioni dei limiti di velocità, i relativi proventi siano ripartiti in misura uguale fra l’ente dal quale dipende l’organo accertatore e l’ente proprietario della strada. Quindi se li vuole restituire indietro….

C: Mio cugino mi ha detto che quei cosi costano troppo e che lui in cantina li fa con 50 euro
E: Tuo cugino è un fenomeno! Per fortuna le pubbliche amministraizoni sono obbligate a fare tutti gli acquisti in rete, tramite consip, al prezzo più basso del mercato. Pertanto se una penna nera costa meno in un negozio di Canicattì purtroppo il comune è obbligato a comprare a Canicattì( e questo purtroppo massacra le piccole cartolerie locali) . Lo stesso vale per i velook: tuo cugino farebbe bene a parlare un po’ di meno e a mettersi su come ditta, iscriversi a Consip e vendere le colonnine a 50 euro. Farebbe un business incredibile e tutti gli enti pubblici sarebbero costretti a comprare da lui.

C: Bastava mettere i vigili più spesso sulle strade
E: Basterebbe rispettare quelle 4 regole che ci sono, e on servirebbero neanche i vigili

C: Gli autovelox installati iniziano a rilevare la velocità già prima di passarci davanti? Se si, a che distanza?
E:
Dipende dal modellon di autovelox che c’è montato dentro, in tutto il comando hanno mi pare tre modelli diversi.

C: Perché la multa sia valida è necessaria la presenza dei vigili?
E:
Le colonnine non servono a dare multe difatti il fine è “eliminare i comportamenti pericolosi e tutelare la sicurezza dei pedoni” anche perchè il modello di colonnina che ti ferma, ti chiede patente e libretto, ti scrive la multa e te la imbusta non ce l’abbiamo, per quelle ci servono ancora i vigili.

[Aggiorrnamento del 18/01]
C: Se viene rilevata un infrazione , dovrebbe essergli notificata la multa, o mi sbaglio?
E: Certo. Viene notificata. A seconda della tipologia di strada e del tipo di dispositivo ci sono delle indicazioni ben precise sulla notifica.

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L’ora della responsabilità

Ne abbiamo discusso per mesi e siamo arrivati, quasi per sfinimento, al momento decisivo.
Probabilmente se la Giunta Regionale avesse immaginato non tanto il dove saremmo arrivati, ma sopratutto il come, avrebbe oggi immaginato scelte diverse, ma oramai la cose sono andate così.

Non vi racconterò, a questo punto nè di quanto questa riforma sia bella, nè di quanto sia brutta: in questi mesi si sono storia1sprecate le voci di chi l’ha supportata e affossata, di chi l’ha ritenuta “buona nel principio, ma pessima nei contenuti”, di chi infine l’ha ritenuta semplicemnte inapplicabile: va detto però che di tutti i dibattiti ho apprezzato molto chi ha riconosciuto il fatto che in qualche maniera le finalità della riforma è giusta e che i piccoli comuni sono arrivati in questi ultimi anni in una condizione dove è oggettivamente difficile garantire i servizi e programmare territorio e opere pubbliche ed ho apprezzato allo stesso modo chi da amministratore (spogliandosi delle proprie preferenze politiche) ha cercato di spiegare come al contempo c’è un serio rischio di allontanare il centro delle decisioni dal cittadino, tendenza che in un momento difficile per la politica come il momento attuale potrebbe rivelarsi controproducente e che invece noi amministratori dovremo cercare di sminare facendo da collante rispetto a questa possibile divergenza, come del resto già da molto tempo stiamo facendo.

Chi non ci credeva sin qui ha protestato, ha fatto ricorso al Tribunale Amministrativo e lo sciopero della fame ( in maniera credo legittima) ma siamo arrivati ad un momento dove nonostante tutto la riforma va avanti nella convinzione del legislatore che comunque questa è la strada.

E allora, per noi amministratori è il momento di scegliere, se continuare a intestardirci e urlare al mondo che è una riforma con alcuni o diversi punti di caduta o se cercare, da subito, di applicarla affinchè i nostri cittadini ne sfruttino i vantaggi al meglio e risentano al minimo delle eventuali problematiche che la riforma potrebbe portare con se.

Ho visto alcuni giorni fa la bozza uscita dall’assemblea dei Sindaci della Collinare e devo dire che i Sindaci si sono impegnati notevolmente per scrivere una bozza di Statuto che fosse il più possibile rispondente alle necessità del nostro territorio, che ne rappresentasse i pregi e cercasse di minimizzare i difetti, una bozza che prevede il mantenimento della tradizione del “voto a testa”, figlia di 50 anni di Comunità Collinare  e che tra le righe permette diversi strumenti di partecipazione coinvolgimento anche dei Consigli Comunali nelle strategie e nelle scelte che farà l’ UTI.

Una bozza di statuto che al suo interno recepisce il comma n°5 Art. 40 della Legge 26 che prevedeva <<Qualora il territorio della costituenda Unione coincida con il territorio del Consorzio comunità collinare del Friuli, esso provvede alla trasformazione in Unione entro il termine di cui all’articolo 7, comma 1; i Comuni aderenti costituiscono l’Assemblea prevista dall’articolo 13 per l’approvazione dello statuto dell’Unione >> e che consente la trasformazione del Consorzio Comunità Colllinare del Friuli direttamente in UTI con tutti i benefici della trasformazione, in termini di trasferimento di beni, contratti in essere, personale e competenze.
Va da se che se i Comuni Interessati decideranno di non approvare la trasformazione del Consorzio in UTI verosimilmente nessun Commissario potrebbe farlo ( non è previsto dalla legge nè il commissario potrebbe farlo)  ma l’UTI sarebbe comunque costituita, anche forzosamente, in quanto la legge prevede l’UTI Collinare come una delle tante UTI della Regione: paradossalmente la nuova UTI potrebbe nascere a fianco del Consorzio, con l’obbligo che però questo sia sciolto o trasformato in fondazione entro il 31/12.

E’ l’ora della reponsabilità è proprio questa pimageerchè chi ha condiviso sin qui questo percorso e chi l’ha osteggiato provino a mettersi insieme dalla parte del cittadino immaginando quali e quanti danni potrebbe generare oggi la non approvazione della trasformazione del consorzio in UTI sui servizi, sui dipendenti e sul patrimonio messo insieme in 50 anni di percorso insieme sin da quel giorno in cui Titta Metus ebbe questa brillante idea che consentì la nascita dell’allora unica e originale realtà amministrativa sovracomunale della Regione Friuli Venezia Giulia. Torniamo a recuperare quello spirito di collaborazione che ci ha resi sino ad oggi orgogliosi e lasciamo da parte, per oggi, tutti gli individualismi: sono certo che per tutti ci sarà modo di rifarsi.

Riuso: una leggè che dà incentivi e non deroghe

Sala gremita ieri sera a Moruzzo per la presentazione della legge sul Riuso fortemente voluta dai Sindaci dei Comuni di Moruzzo, Fagagna, San Vito di Fagagna e Colloredo di Monte Albano per far conoscere al territorio questo importante strumento che la Regione FVG mette a disposizione dal 2015, con il primo bando, per privati ed imprese che intendono riqualificare o riconvertire ad unità residenziali le strutture inutilizzate presenti all’interno dei centri storici (zone A e B0).

Una Legge, ha detto l’Assessore Regionale Mariagrazia Santoro, intervenuta alla presentazione, che la Regione Friuli Venezia Giulia ha adottato per il recupero e la riqualificazione degli edifici esistenti all’interno della cornice strategica che si richiama a due principi fondamentali: il limite al consumo di suolo e la fissazione di regole e non di deroghe.

Nel corso della presentazione e nel corso delle risposte alle tante domande da pubblico e professionisti sono stati affrontati e snocciolati tutti gli aspetti della legge nonchè le procedure per l’utilizzo dei finanziamenti previsti – in totale ammontano a 11,5 milioni di euro – per la legge regionale 15/2014 dedicata alle Politiche di Riqualificazione del Patrimonio edilizio esistente e sottoutilizzato. Il termine per la consegna delle domande di finanziamento da parte dei destinatari della legge, ovvero privati che destinino gli immobili per prima casa o locazione e imprese è fissato al 3 giugno 2015. La domanda è stata improntata alla massima semplicità e allo snellimento. “Non chiediamo progetti e certificazioni ma solo un’autocertificazione”.

Nel ricordare anche altri provvedimenti a cui la Giunta  Regionale sta lavorando tra cui la modifica del Regolamento della legge 17/2008 che apre anche al finanziamento degli interventi per la domotica l’ Assessore Mariagrazia Santoro ha chiarito che la legge 15/2014 permetterà i finanziamenti di progetti “che non deroghino dal rispetto dei Piani regolatori e delle normative vigenti”, e ha voluto spiegare che la scelta della Regione sui centri storici: “Visto l’ammontare limitato dei fondi a disposizione, abbiamo scelto di iniziare dalle zone A e B0, con l’intenzione precisa di rivitalizzare la residenza, il piccolo commercio e la vita dei centri storici”. Una misura che il sindaco di Moruzzo, dott. Roberto Pirrò, ha suggerito di estendere, almeno come previsione anche a quei nuclei, collocati nei borghi minori, con caratteristiche e tipicità dei borghi storici friulani che rappresentano comunque un patrimonio edilizio da tutelare e recuperare.

Presenti in sala anche diversi amministratori locali e professionisti del settore.

 

I dettagli sulla legge e sul bando a questo link

Cuore del Friuli

Il video “Cuore del Friuli” è un video di due minuti per offrire agli spettatori un assaggio delle bellezze paesaggistiche e architettoniche della Comunità Collinare, raccontate tramite i sorrisi della gente che la popola e che la visita. Quindici comuni, 52mila abitanti, pronti a unirsi per offrire un prodotto turistico vario e divertente, trainati dall’entusiasmo dei loro primi cittadini. Il video è stato realizzato da Massimo Garlatti Costa e sarà proiettato al Centro Commerciale Tiare assieme agli altri video provenienti dalla nostra regione.

 

Smart Collinare al via, ma guardiamo già oltre

In questi giorni giorni si inizia a parlare sulla stampa di SmartCollinare, sabato come sapete già ci sarà la presentazione presso la sede Consortile.
Mi sono venuti in mente alcuni temi, il primo è certamente capire  se con questo progetto riusciamo a dare uno strumento nelle mani dei cittadini, con il quel essi possano essere coinvolti nella gestione del territorio segnalando guasti e anomalie dei principali servizi forniti dall’amministrazione, che usi la rete Smart Collinare ma anche usi anche la rete fornita dagli altri operatori e che torni a rimettere il cittadino al centro della gestione del territorio in forma collaborativa con l’amministraizone dello stesso. Un avvicinarsi, dopo anni di allontanamento.

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Articolo su Messaggero Veneto del 1 Aprile 2014 sul Rive d’Arcano
Articolo del Messaggero Veneto del 6 Aprile su Collloredo di Monte Albano
Articolo su il Giornale del Friuli dell’ 8 Aprile

 

Gli Hot-Spot Attivi


Una Comunità di Colline Digitali

(Proposte per la Comunità Collinare del Friuli che verrà)

Parto un po’ da lontano melchiore precisamente da questo signore nella foto qui a fianco: Giovanni Melchior. Nel 1980 all’indomani del Terremoto del ’76, Giovanni Melchior, divenuto presidente della Comunità Collinare del Friuli, in un momento storico in cui sul territorio mancava più o meno tutto e per il riscaldamento la legna da ardere era la migliore soluzione, ebbe un intuizione assolutamente geniale: progettare e sucessivamente realizzare una rete per la distribuzione del gas metano su tutto il territorio della Comunità Collinare.
A distanza di 30 anni, quella rete, costata anche sacrifici, verrà in breve completata raggiungendo anche le più piccole frazioni dei comuni afferenti la Comunità.
Quella rete però oggi è anche un Asset, una risorsa, che genera frutti oltre a un servizio divenuto oggi indispensabile. Grazie ad un intuizione, di quel Presidente in un tempo di crisi ma di grande speranza.

Per la Comunità Collinare i prossimi 5 anni saranno assolutamente strategici e la nuova Governance, con le sue scelte, dovrà dimostrare senso pratico e capacità di guardare al futuro al tempo stesso, come 30 Anni fa i nostri amministratori fecero: sciogliersi e ognuno per conto suo? oppure diventare uno società erogatrice di servizi, oppure, continuare ad essere il punto di riferimento per le forme associative dei comuni, la “lepre” delle amministrazioni consorziate?

C’è un infrastruttura che oggi non è presente su tutto il territorio dei Comuni Consorziati e che nei prossimi anni potrebbe essere davvero il volano per consentire al territorio di sviluppare un economia diffusa e ai comuni per gestire ed erogare i servizi, su un territorio mediamente molto abitato ma con un contesto ancora per lo più rurale.

Questa infrastruttura è oggi la Banda Larga. Partire oggi con un investimento del genere significherebbe realizzare in poco tempo e con pochi denari (rispetto al valore intrinseco) , in quanto oggi il prezzo dei materiali è arrivato ad un costo veramente basso, significherebbe dare uno strumento competitivo a comuni ed imprese, con l’obiettivo di portarlo via via anche ai cittadini. Alcune società di diversa natura stanno oggi già erogando i primi servizi (qui un interessante articolo di repubblica.it ) basati su reti in fibra ottica del tipo FTH ovvero direttamente nella sede dell’azienda e, un modello di business elaborato a partire dalle 4 o 5 are industriali presenti nella Comunità Collinare con la possibilità di utilizzare i cavidotti già esistenti in esercizio ai coomuni ( Pubblica Illuminazione, Fognatura) costuirebbe un vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri.

Già molti comuni, per esigenze diverse (videosorveglianza, sedi distaccate) si sono dotati di infrastrutture parziali che potrebbero venir messe in rete realizzando facilmente un primo cluster, da estendere poi anno dopo anno, come si è fatto in questi anni per la rete del metano.017033-470-fibra_ottica_deutsche_telekom
Un modello del tutto simile a quello che viene oggi utilizzato nei comuni afferenti l’area Industriale del Distretto per l’ICT (Tavagnacco, Reana del Rojale e Udine) dove le reti realizzate  dai singoli comuni saranno realizzate per fornire connettività alle imprese che ne fanno richiesta, in una collaborazione tra Pubblico e Privato dove al Pubblico rimane la proprietà della rete mentre al Privato la fornitura dei servizi dopo apposita gara (vedi articolo del Messaggero Veneto).

Un investimento, da ponderare anche in relazione al fatto che il nostro territorio per sua natura stessa, difficilmente verrà raggiunto de una rete a banda larga/ultralarga con il solo investimento di operatori privati e a lungo andare potrebbe essere questa anche una ragione che potrebbe far diminuire la sua attrattività per cittadini ed imprese.