Promuovere un Marchio tra chi lo conosce già, la storia del Tipicamennte Friulano

Leggendo un articolo su Messaggero Veneto di oggi mi è tornata in mente la storia del programma “Tipicamente Friulano“, un brand dell’ amministrazione regionale che doveva occuparsi della valorizzazione dei prodotti tipici e che invece è finito per dar soldi a tutte le sagre della furlania.

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Premesso che sostenere le sagre che molto spesso sono una bella tradizione è sacrosanto e cheche è giusto sostenerle anche economicamente ( oggi i margini sono talmente bassi e  le norme a cui adempiere troppe ) ma una seria ed  efficace promozone dei vini autoctoni Friulani non passa da incentivare i friulani a  bersi i loro vini, (anzi sinceramente i friulani dovrebbero imparare a bere sopratutto i vini che arrivano dall’estero per capire che “gusto” chiede il mercato enologico oggi  per capire come piazzare le proprie bottiglie sui mercati più importanti ) ma passa dal promuovere  quei vini laddove non sono conosciuti cercando di portare fuori dalla regione etichette semplici , riconoscibili e sopratutto uniche e vini che il consumatore può, dopo averli testati, ritrovare nel banco della gdo, nello scaffale della bottiglieria, nella carta vini del suo ristorante.

Un consiglio quindi alla regione, sui vini Autoctoni, di semplificare le etichette, di guardare fuori regione e di uscire con un brand unico e facilmente memorizzabile. Non facciamo l’errore del gewurztraminer che la maggiorparte dei consumatori adorano ma che si vergognano a richiedere perchè non lo sanno pronunciare.

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Tutto il friulano in 10 Bottiglie

Riprendo a scrivere su questo blog dopo un breve periodo di stacco. Mi piace ricominciare da una delle cose che amo di più.

Ecco a voi la selezione dei top 10 di friulano a cura di Intravino ed Emanuele Giannone.

COLLIO
1. Terpin, Jakot Friulano delle Venezie igt.
Lo schiaffo d’apertura agli ideologi dell’alcol denaturato: il T. sarebbe quindi tondo, poco vibrante e poco acido a meno di infreddature e acconciature tipo spritz e breezer? Slap! Zitto e senti qua, pessimus potor.

2. Radikon, Jakot Venezia Giulia igt.
Non ti è bastato lo schiaffo? Meriti un uppercut, beota di un beone. E qui ti tocca in sorte il peso massimo.

3. Damijan Podversič, Nekaj Venezia Giulia igt.DCIM100MEDIA
Uno-due. Hai preso botte, nell’ordine, a San Floriano, quindi a Oslavia e adesso sei sul Monte Podgora, incontri il welter e finisci al tappeto tra erica, idromele, calvados, nocciola e neroli.

4. Borgo del Tiglio, Ronco della Chiesa Friulano Collio doc.
Il più colto, distinto ed elegante tra i figli del flysch di Cormons. Lavorato al bulino da brezze marine e Nicola Manferrari.

5. Raccaro Vigna del Rolat Friulano Collio doc.
Per gli amanti dei legni ben gestiti, ecco un vino dal ventaglio aromatico ricercato come solo i legni lo rendono. Eppure, slap! Non fa legno.

6. Renato Keber, Friulano Collio doc.
Tecnica e terra. Il cru è Zegla, le annate che ricordo 2007 (Riserva “Zio Romi”) e 2009 (Riserva “Zio Romi”e “Zegla”).

BRDA (SLO)
7. Klinec, Medana Pikotno-Jakot.
Sconfinare a Medana per prendere una seconda salva di schiaffi: iniziando dalla freschezza spiazzante, dalla profondità sottile e differita del 2010 e procedendo a ritroso, crescendo in calore e rondeur, fino alla 2005.

8. Nando, Jakot.
Ovvero Andrej Kristančič, l’artigiano silenzioso cui è riuscita persino l’impresa di fare un buon 2008, annata miserevole. Buonissime le altre

9. Movia, Gredič.
Se cercate l’essenza classica del Tocai giovanile, mandorle e fiori di campo.

GRAVE
10. Vignai da Duline, Friulano Grave doc.
Cercate ora l’intervento di Federica Magrini al convegno “Verso la biodinamica” organizzato da La Renaissance des Appellations in collaborazione con Pietre Colorate e Vini di Vignaioli nel 2013. Leggete senza pregiudizi. Intanto, procuratevi un Friulano della vigna Duline (impianti 1920, 1936) e il Gialloditocai (tocai giallo) del Ronco Pitotti. Siete in un connubio perfetto: grande ispirazione e grande consorzio umano. Grandi persone e grandi vini.

BONUS TRACK
Mlecnik, Vipavska Dolina. Fu Furlanski Tokaj, ora è sauvignonasse ma nelle annate migliori si chiama Angel, dal nome del capostipite. Dalla 2007 è Angel Hereditas. Il Sauvignonasse 2009 è buonissimo. Angel 1999 fu per me un momento di agnizione e resipiscenza potorie. Angel 2007 è un vino iperbolico: intenso, profondo, solare, sublime.

OFF-TOPIC
Non sono T. in purezza ma chi se ne frega, li imbuco e imbosco: C.O.F. Sacrisassi Bianco Le Due Terre (friulano 70%), IGT Venezia Giulia Arbis Blanc Borgo San Daniele (friulano, chardonnay, sauvignon, pinot bianco) e il Collio Bianco Edi Keber (friulano 70%). Però, se mai di quest’ultimo scovaste una bottiglia più vecchia – che so, un Tocai 2004 – vi pregherei di farmi un fischio.

Quali risorse per la promozione delle lingue minoritarie

Qualche giorno fa è uscito un documento del Comitato 482 che fa il punto delle politiche regionali per la tutela e la promozione della lingua friulana. Nel premettere che il documento è molto been scritto e che ci sono diversi punti interessanti, c’è una tabella allegata che mi ha fatto capire quanto siamo indietro su questo aspetto e  che dovremmo guardare con più attenzione ai paesi che han fatto della promozione delle lingue minoritarie un fatto di crescita culturale ma anche di rilancio turistico ed economico.

Ad ognuno la sua valutazione.

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Vinitaly 2014 : La rivincita della Jota

(da Messaggero Veneto) Il pensionamento dei marchi dell’era Tondo inizia da Vinitaly. Dopo che il logo «Fvg live» è stato esplicitamente bocciato dal piano quinquennale della Four Tourism di Josep Ejarque, c’è aria di smobilitazione anche per il «Tipicamente friulano» dell’asse leghista Violino-Bellini, l’uno assessore, l’altro direttore dell’Ersa nella scorsa legislatura.

La scritta gigantesca, affiancata da un calice e con impressa un’aquila imperiale ad ali aperte, che ha avvolto il padiglione 6 della Fiera di Verona dal 2010 alla scorsa edizione (quando c’erano a disposizione i milioni statali per la promozione del Friulano), non ci sarà più. Ufficialmente per esigenze di risparmio, hanno spiegato ieri in conferenza stampa il direttore dell’Ersa Paolo Stefanelli, il direttore del servizio Promozione dell’agenzia Paola Coccolo e il funzionario Giulio Palamara.Lo stand del Friuli Venezia Giulia a Vinitaly. (Verona 07/04/11)

Quell’addobbo è costato 130mila euro più Iva all’anno; più che sufficiente, in alternativa, rimediare con la presenza del personale di Turismo Fvg ai quattro ingressi dello stand. Sarà un caso, ma pare tradotto alla lettera quanto Ejarque scrive nel piano del turismo che la Regione si appresta ad adottare. «Una corretta strategia di marketing – si legge – non si deve focalizzare esclusivamente sugli slogan perché hanno vita breve e non si prestano per una strategia vincente». Si parla di «Fvg live», definito «debole e non capace di creare consapevolezza», ma vale evidentemente anche per «Tipicamente friulano», il marchio registrato quattro anni fa e che, si legge ancora oggi nel sito “Friulano & Friends”, «è l’emblema della strategia di promozione della Regione Fvg applicata all’intero comparto agroalimentare».

Un emblema voluto e difeso da Violino, ma impallinato pure dagli alleati, come accadde nella memorabile conferenza stampa in cui i consiglieri triestini del Pdl Camber, Bucci, Marini e Tononi si presentarono con un piatto di jota sul tavolo a marcare il territorio giuliano dall’avanzata friulanista dell’ex assessore all’Agricoltura. Polemica bis, a partire dal 2010, perfino in occasione della Barcolana, che si è trovata a ospitare un tendone tra il mare e Piazza Unità «predisposto – così si leggeva nei comunicati Ersa – all’insegna del Tipicamente friulano». E per finire non mancò di scatenare proteste pure il tentativo di accostare il logo padano al marchio “Aqua, acronimo di “Agricoltura Ambiente Qualità”. Piero Camber insorse a fine 2012 e costrinse Violino alla ritirata.

Senza più il “Tipicamente friulano” e con un accordo “economico” con la Fiera (il rinnovo del contratto triennale, con opzione sul 2017, costa 1,4 milioni, 480mila euro in meno del precedente), la presenza Fvg al Vinitaly è però da record: 107 aziende nello stand – «Una partecipazione di grande rilievo», sottolinea Giorgio Badin, presidente del Consorzio delle Doc – e un’altra ottantina presenti in altre forme alla 48^ rassegna veronese (6-9 aprile) del vino di qualità. Una rassegna anche quest’anno di grandi numeri, assicurano i responsabili dell’Ersa: «Si attendono 150mila persone, un terzo dall’estero». «Il settore vinicolo – aggiunge il direttore Stefanelli – costituisce elemento trainante per l’intero comparto agroalimentare regionale». Lo stand del Friuli Venezia Giulia, che si estende su una superficie di 1.500 metri quadrati, sarà inaugurato alle 12 del 6 aprile.

Finiti i tempi dei testimonial (nel 2010 toccò a Gerard Depardieu), non mancherà al taglio del nastro Debora Serracchiani. Per essere presenti a Vinitaly le aziende Fvg pagheranno una cifra tra i 2mila e i 3.500 euro più Iva (un terzo dei costi, il resto lo mette la Regione), mentre risulta più a buon mercato (800 euro, ma la posizione dello stand è decisamente meno strategica) l’iscrizione al Prowein di Düsseldorf (23-25 marzo), il più importante evento di settore del Nord Europa (4.800 espositori, una quarantina quelli del Friuli Venezia Giulia.