Gravner 8/9/10 : non per tutti

Senz’altro per il prezzo (1500 euro la prima bottiglia battuta all’asta) ma sicuramente è un prodotto interessante per capire l’evoluzione di un vino ricavato da uve di ribolla ( con le caratteristiche spinte di acidità che ha) botritizzate e lascite maturare dai 5 ai 7 anni. Ci aspettiamo miracoli al naso (certamente frutta matura e confetture varie) ma in bocca? quanta fatica a tenerlo sospeso nel palato prima che scenda …

Tratto da http://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=41735

Il Gravner 8/9/10 esce allo scoperto  – Venduta all’asta la prima bottiglia

Il pregiato vino da tavola di Gravner, il nuovo 8/9/10, si è presentato finalmente al pubblico. La prima bottiglia del vino realizzato con sole uve botritizzate di Ribolla è stata venduta all’asta per 1.500 euro

Finalmente conosciamo l’etichetta dell’8/9/10, il nuovo nato della famiglia Gravner, che avevamo assaggiato a suo tempo. Ora si è mostrato e per la sua prima uscita ha scelto la beneficenza. Infatti è stata battuta all’asta per 1.500 euro la prima bottiglia di 8/9/10 dell’Azienda Agricola Gravner di Oslavia (Gorizia), il nuovo vino realizzato con sole uve botritizzate di Ribolla. La bottiglia è stata messa all’incanto con base di 1.000 euro lo scorso 27 settembre nella sede di H Farm nel corso del pranzo Il Gusto per la Ricerca, l’evento che ha riunito l’eccellenza gastronomica italiana per una raccolta fondi a favore della ricerca scientifica sulle neoplasie infantili e di strutture di sussistenza destinate all’infanzia. La cena è stata curata da Massimiliano Alajmo, ideatore della manifestazione, insieme agli chef Fulvio Pierangelini, Eugenio Pol, Pino Cuttaia e Alexandre Gauthie.

8/9/10 è il nuovo vino dell’azienda di Joško Gravner realizzato con una selezione di uve Ribolla, completamente botritizzate, lasciate a lungo sulle viti. Un vino che è frutto delle migliori uve di tre vendemmie: quella del 23 novembre 2008, quella del 12 novembre 2009 e quella del 15 novembre 2010. Da qui il nome, 8/9/10. «Per anni ho vinificato solo uve che ritenevo perfette – spiega Joško Gravner – ma sbagliavo. Nel 1998 ho pensato alle parole di mio padre: “stiamo lasciando per terra la parte migliore della vendemmia”. Quell’anno ho raccolto e vinificato, per la prima volta, anche uve botritizzate. Nel 2008, con mio figlio Miha, una nuova idea: la prima selezione di uve Ribolla, completamente botritizzate. Così è nato 8/9/10».

8.9.10 fermenta in anfora interrata, con lunga macerazione anche dei raspi, segue l’affinamento in piccole botti di rovere e l’imbottigliamento con luna calante nel luglio 2015, senza chiarifica né filtrazione. La produzione di 8.9.10 è di sole 1.200 bottiglie. Costo al pubblico circa 350 €. La nuova ed elegantissima etichetta è in carta cotone per permettere anche al tatto di godere della morbidezza di questo nettare. E’ più spessa del normale e ha creato non pochi problemi ma ne è valsa la pena. Il risultato si vede, si tocca, si odora, si gusta, si assapora e beatamente si sogna.

 

50 anni di Collio? Averne di 50enni così

Sabato la verticale di Collio d’annata alla FIERA REGIONALE DEI VINI DI BUTTRIO è andata al di sopra delle mie più rosee aspettatitive. Vini che avevano dai 6 ai 18 anni ancora perfetti e straordinari.

Il laboratorio ccondotto magistralmente da Stefano Cosma ( aiutato da Figheli di Villa Russiz e da Keber alias il figlio di Edi) è stato davvero interessante e di queste verticali ne andrebbero poposte più spesso.

Straordinarie le bottiglie più vecchie, sopratutto quelle che portano ancora la scritta TOCAI.

 

La potatura secondo Simonit e Sirch

oggi il Messaggero Veneto in vista di vinitaly2014 dedica mezza  pagina al metodo di potatura inventato da Marco Simonit e Pierpaolo Sirch.

Un metodo oggi che inizia ad  essere applicato in diverse vigne Europee ma che nasce proprio qui, nel Collio e che garantisce una maggiore longevità della vite.

Si basa in sitesi su quattro regole:

  • Permettere alla pianta di crescere con l’età, occupando spazio col fusto e con i rami;
  • Garantire la continuità del flusso linfatico;
  • Eseguire tagli, poco invasivi e di piccole dimensioni, sul legno giovane
  • La tecnica “del legno di rispetto” per allontanare il disseccamento dal flusso principale della linfa

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1996 – Straordinario Sossò

Ieri sera non credevo ai miei occhi, quando ad una degustazione organizzata da Cantine di Secondo, mi hanno versato nel bicchiere questo vino.
IMG_20140218_221423Non mi va stasera di raccontarvi nel dettaglio la storia di questo vino, sono certo che sul sito di Livio Felluga troverete tutte le informazioni di cui necessitate, ma due tre coose ve le voglio assolutamente dire. In primis un ringraziamento a Edi per il colpaccio, non credo che sia facile farsi portare in degustazione una bottiglia del genere. E comunque: Anno di grazia 1996, Sossò prima versione quindi 100% Merlot, maturazione di un paio d’anni in legno e poi affinamento in bottiglia. IMG_20140218_221123Un colore quasi imbarazzante per un vino di 18 anni, un rosso inteso con un unghia ancora violacea e di riflessi ambrati o mattonati, nemmeno l’ombra. All’ olfatto assolutamente elegante e complesso, con profumi in continua evoluzione (caffè, marasca, prugna, tabacco) e in bocca un vino di assoluta struttura, equilibrato e paradossalemente molto fresco; tannini a trama molto fine ammorbiditi col tempo e dolci ma ancora presenti. Livio-FellugaSulla lingua conferma quanto descritto all’olfatto con l’aggiunta di note speziate e gomma americana. Mineralità eccellente e lunga persistenza.

Si può dire qual’cos altro? Direi di no, se non i complimentoni ancora una volta a questo signore di 90 e rotti anni che ha creduto sin da subito in un certo tipo di viticoltura. Grazie Livio.

 

 

Bienbebido: Comunicare un vino attraverso i piatti

Bienbebido è un un nuovo paradigma della comunicazione prima ancora di essere una linea di vini dedicata al mecato asiatico. E’ un idea fresca e divertente , diversa , ma con una base solida enologica e  nasce dall’idea di creare ” abbinamenti ideali ” tra vino e cibo .onav

Vintae, la società spagnola che ha pensato questo progetto ha prodotto un lavoro lungo di diversi mesi partendo dalle pietanze e semplificandole,  per quanto possibile , per concentrarsi sul prodotto stesso sull’ingrediente principale  e il modo con cui il vino  si combina al prodotto stesso. bienbebidoE ‘stato difficile, scrivono sul loro sito , ma non impossibile , e crediamo che abbiamo raggiunto questo obiettivo con i vini che stiamo lanciando sul mercato : i vini che sono stati fatti per essere bevuti con polpo , maiale, manzo , prosciutto e formaggio .

E , come possiamo definire questi vini ? Abbiamo deciso di lavorare con la nostra squadra e con le persone che sono molto vicini a noi che conoscono il vino ed i piaceri della buona tavola . Abbiamo raccolto un notevole gruppo di enologi , sommelier, chef e appassionati di vino e abbiamo fatto diversi campioni e coupages con uve provenienti da diverse varietà e provenienza . Certo , li abbiamo abbinato con differenti polpi , pollo , maiale e manzo piatti, così come con diversi tipi di formaggi e prosciutti. E , da degustazione e assaggio , scartando e raffinando , siamo arrivati ​​a un consenso e ai sei ” Bienbebidos ” nati .bienbebido

Quindi, come sono i vini ? Per il polpo , siamo giunti alla conclusione che avevamo  bisogno di un vino bianco fresco e , un vino che soddisfi la trama particolare di questo tipo di cibo. Per il pollo , abbiamo deciso di fare una Garnacha, un vino di medio corpo fresco , con tannini leggeri , che è perfetto per molle carni bianche. Con la carne di maiale , che è una carne succosa che richiede un vino strutturato la scelta è stata facile : un bel taglio Tempranillo e Garnacha dove la frutta ei 18 mesi di invecchiamento in botte sono perfettamente bilanciati. Per le carni bovine , un vino ideale è un vino forte e strutturato: una miscela Tempranillo e Merlot , con una corpo e la complessità risultante dalla grande combinazione di frutta e 16 mesi di affinamento in barriques nuove..

Ilucis: Sagrantino take-it-easy

Nel corso del mio recente viaggio in Umbria ho potuto far la conoscenza di una regione favolosa, che esprime paesaggi assolutamente emozionanti, città e paesi bellissimi come Gubbio e Todi addormentate nel tempo, e dei percorsi enogastronomici che non si fa fatica ad apprezzare.
Bando alle ciance, il vino che mi ha maggiormente colpito è stato certamente il Grechetto, ho degustato alcune bottiglie che mi hanno davvero emozionato: dei bouquet pieni e ricchi di fragranze fruttate e in bocca un equilibrio perfetto tra  acidità e frutto, con una persistenza molto buona.
Ma stavolta vi vorrei raccontare di tutt’altro, ovvero di un altro vino molto interessante: il Sagrantino.
Del Sagrantino si hanno notizie sin dal 1800 e non è un vino particolarmente noto, visto che viene attualmente coltivato solo nella zona di Montefalco e che originariamente il suo impiego maggiore era per l’appassimento e la vinificazione di un vino da dessert, che in parte si fa ancora oggi.IMG_20140108_195447
Attualmente il Sagrantino invece viene imbottigliato sotto la DOCG “Sagrantino di Montefalco” come vino secco, dopo almeno 12 mesi di affinamento in botte e messo in vendita dopo 30 mesi: per sua natura il Sagrantino è un vino assolutamente tannico e richiede diversi mesi di affinamento in legno e bottiglia per essere pronto.
Alcuni Produttori lo utilizzano anche negli assemblaggi con uve Sangiovese: tali produzioni ricadono sotto la DOC Montefalco Rosso.
Il vino che ho acquistato, in un enoteca di Gubbio dove mi sono davvero perso a parlare ore col proprietario dei vini di mezzo mondo, e che l’altra sera ho deciso di aprire è si un Vino ottenuto da Uve Sagrantino 100% ma è stato imbottigliato come UMBRIA IGT. L’azienda San Clemente ha deciso infatti di mettere in bottiglia questo Ilucis con soli 9 mesi di affinamento in botte: suppongo che la scelta sia stata dettata dalla presenza di vigne giovani che ancora non sono abbastanza mature per soddisfare le attese del produttore per i vini che imbottiglia come Sagrantino DOCG, o forse anche per proporre un vino diverso e da mettere sul mercato più velocemente.IMG_20140108_195508
L’annata è il 2010 e nel bicchiere si presentava con un vivace rosso rubino con toni violacei ( solitamente i Sagrantino degustati in passato erano molto più scuri a causa dei lunghi tempi di macerazione) e al naso con aromi di amarena e more oltre a dei sentori di tabacco e cannella, sullo sfondo.
In bocca è un vino di discreta  struttura, buona acidità e con dei tannini che l’enologo di San Clemente ha saputo tenere a bada; è rotondo grazie ad amarena e lampone in continuità con la degustazione olfattiva e in bocca il retrogusto che ricorda la gomma americana. Nel complesso un bel vino, anche se non complesso e profondo come un Sagrantino tradizionale ma certamente vincente sul rapporto qualità/prezzo.
La buona acidità e i tannini espressi poi, si sono sposati perfettamente con la costata di manzo cucinata ai ferri che mi ha ispirato stasera.