Senato: palazzo Madama farà concorrenza a San Vittore ?

In questi giorni sui giornali abbiamo letto alcuni degli ultimi dettagli sulla riforma del Senato che sta prendendo definitivamente forma.

2014-06-23 10_37_41-Riforma del Senato, partita chiusa_ non sarà elettivo e avrà 100 membri - Pagina

 

 

 

 

Ecco tra le novità quella dell’ immunità parlamentare mi ha fatto pensare che non ne sentivamo assolutamente il bisogno.

Mi è tornato in mente l’episodio del 2010 quando Berlusconi pensò bene di fare ministro tale Aldo Brancher con l’ unico fine di non finire in tribunale, tant’è vero che non gli furono mai assegnate le deleghe. Era uno degli imputati nella vicenda Fiorani / Banco di Lodi.

2014-06-23 10_43_53-Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex _paolino_ è ministro

 

 

Ecco, non vorrei mai che il senato finisse per diventare una bella pensioncina dove mandare i Brancher di turno.

Sogno o son desto?

20130712_shalabayevaSul caso Shalabayeva, Renzi 6 mesi fa ha detto che se fosse stato il segretario del Pd, avrebbe sfiduciato Alfano, colpevole di “una vicenda di cui come italiano mi vergogno, che coinvolge una bambina di sei anni” e che “indegno scaricare su servitori dello Stato e forze dell’ordine tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico”.

Oggi leggo che Angelino Alfano sarà riconfermato al dicastero dell’interno.

(Verso il Renzi I) In Politica I voti si pesano, in Parlamento si contano.

Matteo Renzi, da Primo Ministro in pectore, ha iniziato oggi il suo giro di consultazioni. Cercherà oggi nelle segretete stanze di portare in parlamento una proposta politica che abbia un buon sostegno in parlamento. Nei giorni scorsi si diceva che Matteo Renzi potrebbe contare su una maggioranza più ampia di quella di Enrico Letta, almeno al Senato.

numeri-senato_popVediamo quali sono I numeri:

La fiducia a Palazzo Madama vale 158 voti minimi. Ma su quali voti potrà contare Matteo?
– Gruppo Pd : 108 voti (e non tutti e 108 sono scontati);
– Gruppo Autonomie di centro sinistra: 10 voti;
– Transfughi M5S: 4 voti;
– Scelta Civica : 8 voti;
– Per L’Italia (ex Scelta Civica): 12 voti (anche qui su questi 12 non sono scontati);
Siamo a 142 Voti
Da consquistare ci sono certamente:
– SEL: 7 Voti (e l’appoggio di Nichi non è scontato);
– NCD: 31 voti;
ed a occhio direi che se c’è Nichi non ‘è Alfano e viceversa.

Stanti questi numeri le larghe intese sono il requisito minimo per formare un governo Renzi, ammenochè Matteo non abbia in serbo delle sorprese che rispondono ai nomi di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Tra le due, la prima è pagata 1000 a 1. Chi scommette?

ALL IN

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Nella sua partita a Poker con il #PartitoDemocratico e con i suoi elettori ieri Matteo Renzi ha fatto All In.
Ci giochiamo tutto, solo che stavolta non ci giochiamo il futuro del PD ma anche quello del’intero paese.

E non era questione di chi ci fosse al governo, nè della maggioranza che lo appoggerebbe, nè di cosa pensano gli elettori. Lui ha sentito che era il suo momento.

Qualunque fosse la strada per arrivarci, qualunque fosse l’agnello sacrificale, quantunque fosse la salita o la discesa.

E non sono servite altre spiegazioni, o prove d’appello. Semplicemente ha suonato la campanella.

Come la penso io? sulle Larghe Intese lo sapete già, sulla staffetta invece più o meno come Luca Sofri. Nonostante questo in bocca al lupo Matteo.

L’intervento più bello di ieri? certamente quello di Elly <<La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.>>

jjjjjj

http://www.youdem.tv/v/265172

All’inseguimento

Renzi-15-dicembre-2013-Assemblea-PD-MilanoEra inevitabile che alla proposta lanciata a Beppe Grillo da Matteo Renzi Domenica dal palco dell’ Assemblea Nazionale, sarebbe seguita una risposta non positiva.

Noi siamo pronti a rinunciare ai rimborsi elettorali. Però tu ti impegni a cambiare la legge elettorale insieme a noi. Se non lo fai, sei un chiacchierone, Beppe firma qui.“, “Io sono disponibile a rinunciare ai 40 milioni del prossimo anno se tu ti impegni per superare il Senato, abolire le Province e su legge elettorale“. Renzie ha aggiunto con tono democratico e distensivo “Se noi ci stai, sei per l’ennesima volta un chiacchierone e l’espressione buffone vale per te“.

E a parer mio anche con una motivazione lineare: Se si ritiene che i rimborsi elettorali non siano una forma di finanziamento delle politica corretta vanno restituiti, indipendentemente dal fatto che Grillo ci stia sulle riforme o meno. Il Pd non può lanciare proposte in stile western, permettendo che la competizione poltica si sposti su un terreno del chi la spara più grossa. E Pippo Civati lo aveva detto, più e più volte, sia a Bersani e ora a Renzi, che l’inseguimento non va fatto a Grillo ma ai suoi elettori (e magari anche ai nostri che non ci votano più) , con proposte concrete, come Renzi sà certamente fare.

Taddei: «In Civati proposte forti, per questo Renzi mi ha chiamato»

Trentasette anni, laurea con lode a Bologna nel 2000 in economia, poi gli studi americani alla Columbia, quattro anni di ritorno al collegio Carlo Alberto e dal 2012 di nuovo dall’altra parte dell’Atlantico, come assistant professor alla school of advanced international studies della Johns Hopkins University. «Sono un macroeconomista, mi occupo del mercato del credito e di come le sue dinamiche abbiano effetto sull’economia reale» spiega Filippo Taddei a Europa, giornale per il quale ha scritto diversi articoli, pochi minuti dopo che il segretario eletto del Pd, Matteo Renzi, ha annunciato il suo nome quale responsabile per l’economia della sua segreteria.

Ed è autore del programma economico di Civati.Schermata-2013-12-09-alle-18.02.51
Esatto, ho collaborato alla stesura e ho sostenuto la candidatura di Pippo alle ormai passate primarie per la segreteria.

Se dovesse sintetizzare la sua ricetta economica in tre ingredienti quali sceglierebbe?
Il primo è senza dubbio il superamento della dualità del mercato del lavoro tra garantiti e non garantiti. Va riformata subito. Poi occorre un piano di riduzione delle tasse sul lavoro.

Ha già in mente come reperire le risorse? In campagna lei ha parlato di tagli alla spesa.
Sì ma ho fatto riferimento in particolare a quella degli organi legislatvi, esecutivi e degli affari esteri: sono quelli i veri costi della politica. Per capirlo basta fare un raffronto tra quanto spendiamo noi a quel livello e quanto si spende ad esempio in Gran Bretagna o in Spagna.

Il terzo punto?
L’universalizzazione del sostegno.

Qualcosa come un reddito minimo garantito?
Penso più che altro all’universalizzazione dell’assegno di disoccupazione. Molte persone che perdono il lavoro non ne hanno diritto.

Tornando alla cronaca, come si sente?
Sento una grossa responsabilità addosso. In un momento del genere per il nostro paese non sentirla sarebbe una follia.

Renzi l’ha chiamata o è stata una sorpresa?
Sì, per una cosa di questo tipo era ovvio che ci sentissimo subito dopo il risultato che ha ottenuto.

E Civati? Le ha parlato?
Certo, ci vogliamo un gran bene.

Pensa che la sua nomina rappresenti l’inizio di una collaborazione più stretta tra Renzi e Civati?
Posso solo dire che penso che nella candidatura di Pippo ci fossero proposte molto forti e che per questo Renzi abbia deciso di metterle nella sua agenda.

Per alcuni ha battuto Yoram Gutgeld, dato come favorito per il posto che è finito a lei.
Ma no, io e Gutgeld abbiamo un rapporto di assoluta stima e sono sicuro che sarà un protagonista del dibattito economico interno al Partito democratico.

All’indomani del Confronto sulle Primarie su @Cielo ….

All’indomani del Confronto sulle Primarie su @Cielo ….

Cara elettrice, caro elettore,oggi ti hanno detto che Civati ha vinto il confronto su Sky con gli altri candidati del Partito Democratico. E’ vero, ha vinto, ma soprattutto abbiamo vinto tutti noi (e con noi ha vinto anche il Partito Democratico). Perché finalmente, su quel palco, sono state dette parole chiare sulla fine delle larghe intese, sull’urgenza di una nuova legge elettorale con cui tornare alle urne già nella primavera del 2014. Sono state dette parole chiare sulla laicità: matrimoni ed adozioni per le famiglie omosessuali, da fare senza ipocrisie, e con una maggioranza alternativa che su questo tema in Parlamento c’è già. Sono state dette parole chiare sul reddito minimo di cittadinanza, che è legge in ogni Paese Europeo.

Dobbiamo essere più radicali, più netti più precisi. Chiamare le cose con il loro nome, e coinvolgere i cittadini nelle nostre scelte. Perché inseguire il centro politico è uno schema sbagliato, che ci ha fatto sempre perdere le elezioni.

I giornali e i lettori hanno premiato la nettezza delle posizione di Giuseppe Civati, come ha detto Marco Castelnuovo della Stampa. Filippo Ceccarelli di Repubblica parla dell’”antitelevisione che rimane impressa“: stile e soprattutto argomenti sono stati apprezzati dai critici e dai sondaggi, a partire da  il Sole 24 Ore, poi Corriere della Sera, La Stampa e la Repubblica, che parlano di effetto sorpresa per il terzo incomodo, che fa saltare lo schema precostituito dell’eterno dualismo sin qui raccontato dai media.

Abbiamo sotto gli occhi cosa è diventato il Partito Democratico in questi anni, sbiadito nei principi, prosciugato nei consensi, confuso in larghe intese permanenti. A tutto questo quale deve essere la nostra risposta? Quella di continuare a confonderci con questa destra, oppure quella di tergiversare ancora per un anno affidandoci agli Alfano o ai Giovanardi? Giuseppe Civati ha detto parole chiare su questo Governo, la cui azione è insufficente, e sul Pd, eccessivamente timido e titubante.

A questa quotidianità sempre più dura dobbiamo dare risposte radicali, rischiando e assumendoci le nostre responsabilità fino in fondo. Negli ultimi anni abbiamo rischiato sempre troppo poco, per questo abbiamo sempre perso, salvo poi mettere nei pantheon le grandi personalità politiche del passato. Noi vogliamo sostenere chi fa politica oggi, e la fa bene. Civati si è smarcato dalla citazione di chi non c’è più, citando due esempi per l’oggi e il domani, come il nuovo sindaco di New York Bill De Blasio e l’ex sindaco anti ‘ndrangheta di Monasterace Carmela Lanzetta, che per ora non va in nessun pantheon polveroso, ma nelle nostre liste per l’Assemblea Nazionale del Pd.

Abbiamo seguito questa linea nella composizione delle liste, che ci ha visto primi nella compilazione e nella presentazione, e ultimi a finire nelle cronache dei giornali per risse e polemiche. Abbiamo il completo appoggio di Fabrizio Barca che su twitter ha scritto: “voto per cambiare il Pd. Davvero. E che un Civati forte rende più difficile un inciucio per non cambiare nulla”.

Insieme a Maria Carmela Lanzetta, abbiamo tra le nostre file Corradino Mineo, Felice Casson, Walter Tocci, Elly Schleyn, tra le fondatrici di Occupy Pd, che vede in Civati, “l’unico politico che ha messo in pratica il cambiamento, prendendo le migliori competenze nei territori, girando come un pazzo, mettendole a discutere”. Poi Elena Gentile capolista a Foggia, impegnata in una sfida entusiasmante contro Massimo D’Alema. E ancora: Mirko Tutino, l’assessore di Reggio Emilia che si è battuto per la chiusura dell’inceneritore; l’economista Filippo Taddei della Johns Hopkins University di Bologna, che vede nella mozione Civati “l’unica che parla apertamente dell’introduzione di un contratto unico di inserimento lavorativo e di universalizzare la tutela della disoccupazione”.Nessuno dietro, molti davanti. Questo slogan che accompagna Civati da diversi mesi è tangibile in questi volti, in queste esperienze, in queste personalità autenticamente democratiche, competenti e profondamente oneste.

Votare Civati alle Primarie dell’8 dicembre significa votare un Segretario che dice basta con questa rassegnazione che ci fa accettare di tutto, dai 101, al governo con la Destra, agli F35, alla Tav. Nella logica dell’eterna rincorsa al ribasso.

Votare Civati significa votare per la speranza, per la possibilità, per il cambiamento di questa classe dirigente, di questa Sinistra e di questo governo del Paese.