Cuore del Friuli

Il video “Cuore del Friuli” è un video di due minuti per offrire agli spettatori un assaggio delle bellezze paesaggistiche e architettoniche della Comunità Collinare, raccontate tramite i sorrisi della gente che la popola e che la visita. Quindici comuni, 52mila abitanti, pronti a unirsi per offrire un prodotto turistico vario e divertente, trainati dall’entusiasmo dei loro primi cittadini. Il video è stato realizzato da Massimo Garlatti Costa e sarà proiettato al Centro Commerciale Tiare assieme agli altri video provenienti dalla nostra regione.

 

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Agli Enti Locali anche l’onere di salvare la giustizia?

E’ la Spending Review che non ti aspetti, quella dei professori che operano i tagli verticali sui servizi ben sapendo che qualcuno provvederà.TRIBUNALE DI TOLMEZZO-2
Ancora una volta saranno i Comuni.
E’ il caso delle sedi giudizare dei Giudici di Pace ma anche del Tribunale  di Tolmezzo, per cui si è costruito una nuova sede che nemmeno inaugurata verrà chiusa.

La riforma era stata presentata dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino come un salto di qualità nell’organizzazione degli uffici giudiziari. I conti presentati dal Ministro ipotizzavano un risparmio di 51 milioni di euro per le casse dello Stato. In tempi di lacrime e sangue per tutti i settori produttivi del Paese e per tutte le fasce sociali pareva cosa buona e giusta e nessuno fiatò. Così, con il decreto 155 del 2012, si stabilisce di accorpare l’attività dei “tribunalini” a quelli più grandi, aumentando efficienza e produttività e riducendo i costi complessivi a carico dello Stato.

Nel complesso la riforma della geografia giudiziaria tocca 31 tribunali, 31 procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del Giudice di Pace.
In realtà non si è trattato che di un effetto carambola: la riforma abbassa i costi dello Stato ma riversa spese aggiuntive, senza prevedere alcuna compensazione, sulle casse dei Comuni, mai come in questo caso ultima ruota del carro istituzionale su cui spalmare a pioggia gli effetti della spending review.

La riforma però non ha preso in considerazione i conti dei Comuni che ospiteranno le sedi giudiziarie salvate dalla riforma. Già, perché una legge del 1941, la 392, obbliga i Comuni dove hanno sede gli uffici giudiziari a sostenere i costi per locazioni, personale, utenze e manutenzione ordinaria. Rispetto a questo parametro, la riforma “taglia tribunalini” non prevede nessun concorso di spese da parte dei Comuni che appartengo alla stessa circoscrizione, ma solo un contributo annuo corrisposto dallo Stato in rate semestrali posticipate.

Nel nostro piccolo sarà San Daniele del Friuli a farsi carico della buona parte dei maggiori esborsi: oltre agli uffici e alle relative utenze, l’ente pubblico dovrà garantire anche la disponibilità di due impiegati. È stata fatta una scelta su San Daniele, anche in accordo con altri Comuni i cui cittadini fanno riferimento a quel servizio, spero dunque di poter contare sulla collaborazione dei colleghi amministratori locali nella futura organizzazione di un servizio sovracomunale. Così Paolo Menis Sindaco di San Daniele, il resto lo potete leggere su Messaggero Veneto

Il Tram Udine San Daniele, 66 Anni di storia

Per 66 anni collegò la città di Udine a San Daniele: la tramvia a vapore, snodandosi 800px-Tranvia_Udine-San_Daniele per 29 chilometri tra il paesaggio del Friuli collinare, fu operativa dal 1889 al 1955. Proprio sulla storia di questa linea tranviaria si incentrerà domani il primo degli appuntamenti rientranti nei “Venerdì all’Università”, serie di conferenze organizzate dall’Università dell’età libera di Moruzzo “Cora Slocomb di Brazzà Savorgnan” nell’ambito del 19° anno accademico, con il patrocinio del Comune. Alle 20.30, ad aprire la serie di appuntamenti nella sala consiliare di Moruzzo, sarà la conferenza intitolata “C’era una volta la tramvia di Udine-San Daniele”: relatore l’udinese Agostino Peressini.

Aggiungoil link su wikipedia e  questo Bellissimo articolo di quasi 10 anni fa sulla teramvia di Mario Blasoni

Friuli 1955, l’ultimo viaggio del tram per San Daniele

07 marzo 2005 —   pagina 10   sezione: Nazionale

di MARIO BLASONI

Il 1955 vide l’arrivo sulle strade italiane della Fiat 600, ma da noi anche la fine – fu solo una coincidenza? – della gloriosa tramvia Udine-San Daniele, messa in pensione dopo 66 anni di onorato servizio (era stata inaugurata, con grandi festeggiamenti, il 29 settembre 1889) e sostituita dai pullman. Mezzo secolo fa, dunque, esattamente il 31 ottobre 1955, da Udine partiva l’ultimo tram diretto nella cittadina collinare. Alla guida c’era Gastone Caravello, oggi tranquillo pensionato residente a Campolessi, nella campagna gemonese. Udinese di nascita, classe 1926, prima fuochista sui mezzi a vapore e poi conduttore di quelli ad accumulatori elettrici, Caravello è dunque un testimone importante, se non un protagonista, di una svolta epocale nei collegamenti urbani ed extraurbani: il passaggio, appunto, dal trenino all’autocorriera, dal trasporto sui binari a quello su gomma. Già nel 1952 erano finiti in deposito i tram della città, mentre nel ’58 anche il “bianco” della Udine-Tricesimo-Tarcento seguirà la stessa sorte di quello verde della corsa parallela. «La chiamavano la vacje di San Denèl per la sua lentezza – ricorda l’ex tramviere – ma era un viaggio tutto sommato piacevole e distensivo. Soprattutto con il sistema ad accumulatori elettrici, anche se le batterie dovevano essere ricaricate dopo una corsa e mezza. Fare il fuochista (quando sono arrivato io c’era ancora qualche locomotiva a vapore) era più disagevole: sballottato in poco spazio, dovevo alimentare il fuoco e immettere acqua nella caldaia per aumentare la pressione. Tra Ciconicco e Fagagna c’erano ben 25 curve, bisognava andare a tutto gas: si correva tra le case e la gente scappava investita da nubi di fumo».
L’intero tragitto (dal terminal udinese di via San Daniele per Colugna, Torreano, Ceresetto, Martignacco, Villalta, Fagagna, bivio Madrisio, Coseano, Rivotta, Rive d’Arcano, Giavons, si arrivava a San Daniele dove ora c’è l’ingresso dell’ospedale) era percorso in un’ora e un quarto col tram a vapore (30 chilometri orari) in un’ora con l’elettrico (60 orari). In tutto 28 chilometri, con 15 tra stazioni e fermate facoltative. Un’altra curiosità. In viale Volontari (che prima della guerra si chiamava Principe Umberto) passavano, uno accanto all’altro su tre binari diversi, il tram Stazione-Ospedale, quello di Tarcento e quello di San Daniele, che dal 1939 venne deviato per via Ampezzo.
Caravello, udinese di Paderno, dopo la quinta elementare è andato a lavorare alle Officine Bertoli di Molin Nuovo, poi al lanificio Piubello e nel 1945, appena finita la guerra, è entrato alla Sati (Società anonima trasporti interurbani), che allora gestiva la Udine-San Daniele. Nei dieci anni vissuti alla guida dei tram, dormiva nella palazzina del terminal di San Daniele, dove abitava il capostazione: da lì alle 6 partiva la prima corsa per Udine («ma io dovevo alzarmi alle 4 per preparare la macchina»). E la sera, con il tram delle 18, l’ultimo della giornata, rientrava nella cittadina. Si effettuavano 5-6 corse quotidiane, sia nei giorni feriali che in quelli festivi. «Il mercoledì c’era un convoglio per sole merci. 800px-UD-Udine-1952-piazzale-OsoppoPoi c’erano le corse straordinarie per eventi come le gare degli asini a Fagagna, le feste del prosciutto e, sempre a San Daniele, la famosa Cavalchina di carnevale, che richiamava tanta gente anche da Udine. Per noi tramvieri c’era, infine, il 1° maggio al campo Moretti, la sfida a calcio con i vigili urbani di Udine. Io giocavo ala destra (anche col San Daniele, subito dopo la guerra) e in genere vincevamo noi, anche se di poco». Qualche incidente? «Si, ma per fortuna mai grave (tremendo fu, invece, lo scontro che l’11 giugno 1946 a Feletto coinvolse due tram della linea di Tricesimo, causando ben 5 morti e 70 feriti). Ricordo che investii un carro agricolo tirato da due cavalli: sia il contadino che gli animali rimasero incolumi, ma il timone del carro penetrò nella motrice sfondando una portiera (mi presi anche una multa dall’azienda con la motivazione: «Correva troppo…»). Un’altra volta, di sera, durante un temporale attraversai il ponte sul Cormôr tra Colugna e Torreano: il torrente era in piena e un gregge si era rifugiato sulla massicciata, mentre i pastori erano andati a bere. Una ventina di pecore rimasero uccise».
Gastone Caravello, dopo aver condotto al deposito l’ultimo convoglio, è stato il primo degli ex tramvieri a cambiare mezzo. «Infatti, mi ero premunito: non appena si sono diffuse le voci di soppressione del tram, mi sono affrettato a fare la patente per guidare le corriere». E ha cambiato anche vita: dopo aver lasciato il dormitorio da single della stazione di San Daniele, nel 1958 si è sposato (con Valentina Candusso, figlia di un collega, purtroppo mancata vent’anni fa) e oggi è circondato dall’affetto di due figli e tre nipoti. Dopo essersi, dunque, “riciclato” come autista, ha lavorato alla Udine-San Daniele, passata poi in gestione alla Provincia, fino al 1980. Assieme all’amico Ennio Buttazzoni, sandanielese, classe 1942, che ha prestato servizio dal 1969 al 1997. Buttazzoni, essendo più giovane, ha del tram solo un’immagine da utente. «Accompagnavo i genitori quando andavano a far la spesa a Udine: ricordo vagoni affollatissimi, c’era gente non solo sui predellini, ma persino sui respingenti tra un vagone e l’altro».
Adesso lui e Gastone sono entrambi pensionati e spesso si incontrano per rievocare gli anni d’oro della Udine-San Daniele, sia sui binari sia su strada. E non è infrequente che ai due si aggiunga «lo storico dei tram», oltre che appassionato dei treni in genere, Romano Vecchiet, dal 1991 direttore della Biblioteca civica di Udine. Sandanielese e autore di una preziosa, ormai introvabile, pubblicazione sulla «sua» tramvia, il dottor Vecchiet è sempre alla ricerca di nuove storie. «Nei trasporti – osserva – non si è fatta una buona politica. Bisognava investire di più nella rotaia, treni e tramvie, piuttosto che nelle auto e nei camion. La Udine-San Daniele, pur con tutte le sue carenze, all’epoca è stata un volàno per la vita economica locale». Da alcuni anni si parla, soprattutto per la direttrice Udine-Tricesimo, di un rilancio tipo metropolitana leggera. «Ne guadagnerebbero l’ecologia e i problemi del traffico. In tante nazioni, come Stati Uniti e Giappone, lo hanno capito da un pezzo. Ma anche non lontano da qui, a Trento, hanno salvato la ferrovia locale di Malè, debitamente elettrificata. Da noi si parla e basta. Proprio a proposito della Udine-San Daniele c’è stata persino la proposta di un comitato per ripristinarla. Ma intanto… limitamoci a sfogliare l’albo dei ricordi».

Una Comunità di Colline Digitali

(Proposte per la Comunità Collinare del Friuli che verrà)

Parto un po’ da lontano melchiore precisamente da questo signore nella foto qui a fianco: Giovanni Melchior. Nel 1980 all’indomani del Terremoto del ’76, Giovanni Melchior, divenuto presidente della Comunità Collinare del Friuli, in un momento storico in cui sul territorio mancava più o meno tutto e per il riscaldamento la legna da ardere era la migliore soluzione, ebbe un intuizione assolutamente geniale: progettare e sucessivamente realizzare una rete per la distribuzione del gas metano su tutto il territorio della Comunità Collinare.
A distanza di 30 anni, quella rete, costata anche sacrifici, verrà in breve completata raggiungendo anche le più piccole frazioni dei comuni afferenti la Comunità.
Quella rete però oggi è anche un Asset, una risorsa, che genera frutti oltre a un servizio divenuto oggi indispensabile. Grazie ad un intuizione, di quel Presidente in un tempo di crisi ma di grande speranza.

Per la Comunità Collinare i prossimi 5 anni saranno assolutamente strategici e la nuova Governance, con le sue scelte, dovrà dimostrare senso pratico e capacità di guardare al futuro al tempo stesso, come 30 Anni fa i nostri amministratori fecero: sciogliersi e ognuno per conto suo? oppure diventare uno società erogatrice di servizi, oppure, continuare ad essere il punto di riferimento per le forme associative dei comuni, la “lepre” delle amministrazioni consorziate?

C’è un infrastruttura che oggi non è presente su tutto il territorio dei Comuni Consorziati e che nei prossimi anni potrebbe essere davvero il volano per consentire al territorio di sviluppare un economia diffusa e ai comuni per gestire ed erogare i servizi, su un territorio mediamente molto abitato ma con un contesto ancora per lo più rurale.

Questa infrastruttura è oggi la Banda Larga. Partire oggi con un investimento del genere significherebbe realizzare in poco tempo e con pochi denari (rispetto al valore intrinseco) , in quanto oggi il prezzo dei materiali è arrivato ad un costo veramente basso, significherebbe dare uno strumento competitivo a comuni ed imprese, con l’obiettivo di portarlo via via anche ai cittadini. Alcune società di diversa natura stanno oggi già erogando i primi servizi (qui un interessante articolo di repubblica.it ) basati su reti in fibra ottica del tipo FTH ovvero direttamente nella sede dell’azienda e, un modello di business elaborato a partire dalle 4 o 5 are industriali presenti nella Comunità Collinare con la possibilità di utilizzare i cavidotti già esistenti in esercizio ai coomuni ( Pubblica Illuminazione, Fognatura) costuirebbe un vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri.

Già molti comuni, per esigenze diverse (videosorveglianza, sedi distaccate) si sono dotati di infrastrutture parziali che potrebbero venir messe in rete realizzando facilmente un primo cluster, da estendere poi anno dopo anno, come si è fatto in questi anni per la rete del metano.017033-470-fibra_ottica_deutsche_telekom
Un modello del tutto simile a quello che viene oggi utilizzato nei comuni afferenti l’area Industriale del Distretto per l’ICT (Tavagnacco, Reana del Rojale e Udine) dove le reti realizzate  dai singoli comuni saranno realizzate per fornire connettività alle imprese che ne fanno richiesta, in una collaborazione tra Pubblico e Privato dove al Pubblico rimane la proprietà della rete mentre al Privato la fornitura dei servizi dopo apposita gara (vedi articolo del Messaggero Veneto).

Un investimento, da ponderare anche in relazione al fatto che il nostro territorio per sua natura stessa, difficilmente verrà raggiunto de una rete a banda larga/ultralarga con il solo investimento di operatori privati e a lungo andare potrebbe essere questa anche una ragione che potrebbe far diminuire la sua attrattività per cittadini ed imprese.