Tutto il friulano in 10 Bottiglie

Riprendo a scrivere su questo blog dopo un breve periodo di stacco. Mi piace ricominciare da una delle cose che amo di più.

Ecco a voi la selezione dei top 10 di friulano a cura di Intravino ed Emanuele Giannone.

COLLIO
1. Terpin, Jakot Friulano delle Venezie igt.
Lo schiaffo d’apertura agli ideologi dell’alcol denaturato: il T. sarebbe quindi tondo, poco vibrante e poco acido a meno di infreddature e acconciature tipo spritz e breezer? Slap! Zitto e senti qua, pessimus potor.

2. Radikon, Jakot Venezia Giulia igt.
Non ti è bastato lo schiaffo? Meriti un uppercut, beota di un beone. E qui ti tocca in sorte il peso massimo.

3. Damijan Podversič, Nekaj Venezia Giulia igt.DCIM100MEDIA
Uno-due. Hai preso botte, nell’ordine, a San Floriano, quindi a Oslavia e adesso sei sul Monte Podgora, incontri il welter e finisci al tappeto tra erica, idromele, calvados, nocciola e neroli.

4. Borgo del Tiglio, Ronco della Chiesa Friulano Collio doc.
Il più colto, distinto ed elegante tra i figli del flysch di Cormons. Lavorato al bulino da brezze marine e Nicola Manferrari.

5. Raccaro Vigna del Rolat Friulano Collio doc.
Per gli amanti dei legni ben gestiti, ecco un vino dal ventaglio aromatico ricercato come solo i legni lo rendono. Eppure, slap! Non fa legno.

6. Renato Keber, Friulano Collio doc.
Tecnica e terra. Il cru è Zegla, le annate che ricordo 2007 (Riserva “Zio Romi”) e 2009 (Riserva “Zio Romi”e “Zegla”).

BRDA (SLO)
7. Klinec, Medana Pikotno-Jakot.
Sconfinare a Medana per prendere una seconda salva di schiaffi: iniziando dalla freschezza spiazzante, dalla profondità sottile e differita del 2010 e procedendo a ritroso, crescendo in calore e rondeur, fino alla 2005.

8. Nando, Jakot.
Ovvero Andrej Kristančič, l’artigiano silenzioso cui è riuscita persino l’impresa di fare un buon 2008, annata miserevole. Buonissime le altre

9. Movia, Gredič.
Se cercate l’essenza classica del Tocai giovanile, mandorle e fiori di campo.

GRAVE
10. Vignai da Duline, Friulano Grave doc.
Cercate ora l’intervento di Federica Magrini al convegno “Verso la biodinamica” organizzato da La Renaissance des Appellations in collaborazione con Pietre Colorate e Vini di Vignaioli nel 2013. Leggete senza pregiudizi. Intanto, procuratevi un Friulano della vigna Duline (impianti 1920, 1936) e il Gialloditocai (tocai giallo) del Ronco Pitotti. Siete in un connubio perfetto: grande ispirazione e grande consorzio umano. Grandi persone e grandi vini.

BONUS TRACK
Mlecnik, Vipavska Dolina. Fu Furlanski Tokaj, ora è sauvignonasse ma nelle annate migliori si chiama Angel, dal nome del capostipite. Dalla 2007 è Angel Hereditas. Il Sauvignonasse 2009 è buonissimo. Angel 1999 fu per me un momento di agnizione e resipiscenza potorie. Angel 2007 è un vino iperbolico: intenso, profondo, solare, sublime.

OFF-TOPIC
Non sono T. in purezza ma chi se ne frega, li imbuco e imbosco: C.O.F. Sacrisassi Bianco Le Due Terre (friulano 70%), IGT Venezia Giulia Arbis Blanc Borgo San Daniele (friulano, chardonnay, sauvignon, pinot bianco) e il Collio Bianco Edi Keber (friulano 70%). Però, se mai di quest’ultimo scovaste una bottiglia più vecchia – che so, un Tocai 2004 – vi pregherei di farmi un fischio.

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La Guida Espresso premia i Vini Friulani

È ancora la collina la superstar della qualità nel Vigneto Friuli Venezia Giulia. E al riguardo di questa conferma, per Colli orientali e Collio, non c’erano dubbi. È invece un vino di pianura, esattamente delle Grave, quello premiato per il rapporto qualità-prezzo: come dire che pur spendendo in modo ragionevole si beve bene. 23-1-2012-11-18-59_396323E in questi tempi di crisi non è poco! L’ha decretato la Guida I vini d’Italia 2014 de L’Espresso, da domani venerdì in edicola e libreria: a distinguersi in questa speciale classifica, fra venti vini del Belpaese, è il Refosco dal peduncolo rosso 2011 Vigneti Le Monde.

Ma dicevamo dei Colli orientali. La lunga zona Doc che va da Nimis e Tarcento fino a Buttrio e Manzano passando per Cividale, Faedis e Prepotto – e che ha regalato al Friuli le prime e uniche Docg, Ramandolo e Picolit piazza ben 36 etichette, diverse delle quali premiate con 5 e 4 bottiglie, i massimi riconoscimenti attribuiti dai degustatori. Mentre il Collio, i cui viticoltori in fatto di Doc sono stati i pionieri con la guida di Douglas Attems, ne schiera 29 con un pari livello qualitativo.cof-sacrisassi-bianco-le-due-terre-2005-733x550

Rimanendo ancora sui rilievi, pur in una posizione di “nicchia”, si distingue ancora il Carso con i bianchi Glera (che è anche il vitigno base del Prosecco) e Vitovska, e un Cabernet franc fra i rossi: il mitico Terrano figura invece tra i vini da tavola e Igt. Fra le produzioni di pianura consolidano le loro posizioni i sapidi vini dell’Isonzo.

Mentre le “Due stelle”, le Eccellenze e i Migliori acquisti in Fvg li forniamo in dettaglio nelle tabelle, ricordiamo che hanno meritato “una stella” le aziende Colle Duga, Drius Mauro, Felluga Livio, Gigante Adriano, I Clivi – Zanusso Ferdinando, Kante, Keber Edi, La Castellada, Meroi Davino, Petrussa, Podversic Damijan, Princic Doro, Raccaro Dario, Ronchi di Cialla, Ronco del Gelso, Roncùs, Russiz Superiore, Schiopetto Mario, Scubla, Skerk, Toros Franco, Venica & Venica, Vie di Romans, Vignai da Duline e Vodopivec. Quest’anno, invece, nessun “outsider”.natura

Come sempre, i vini bianchi fanno la parte del leone. Però una doverosa precisazione che rende merito ai nostri produttori: «Se nell’immaginario di molti appassionati – annotano gli esperti dell’Espresso – si è andata consolidando l’equazioneimageview.php “Friuli uguale Bianco”, va detto tuttavia che sul versante dei rossi la regione è tutt’altro che sguarnita. Accanto a molti Cabernet e Merlot dai tratti netti ma senza pretese di complessità, si lascia infatti apprezzare la personalità di alcune varietà locali tipiche dei Colli orientali: lo Schioppettino, godibile nel breve periodo, ottimo negli uvaggi quanto intrigante nell’affinamento di più lunga gittata, con un ventaglio di interpreti (Petrussa e Le Due Terre i nomi più affidabili) pronti a raccogliere la sfida della complessità lanciata dal pionieristico lavoro di Ronchi di Cialla; ma anche il Refosco, il Pignolo e oggi perfino il Terrano del Carso, vitigni dove è più difficile ottenere risultati di eccellenza, ma i cui esempi più riusciti evidenziano comunque un temperamento originale».

E i bianchi? «Accanto a qualche felice uvaggio, dai sapienti equilibri dinamici (Colle Duga, Sturm, Edi Keber), le uve più vocate a esprimere un forte radicamento nel territorio sono senz’altro il Friulano, la Malvasia, la Vitovska, la Ribolla, il Pinot grigio. Come testimoniano quest’anno gli esempi virtuosi di Skerk, Zidarich e Podversic, I Clivi, Raccaro e Schiopetto, Borgo San Daniele e Lis Neris, Vie di Romans e Ronco del Gelso. Infine, dai vini da dessert arrivano ancora una volta proposte eleganti e sfumate, grazie a tipologie ormai ben radicate nel territorio (Picolit, Verduzzo), che contano su diversi bravi interpreti nelle varie denominazioni».

[Tratto da MessaggeroVeneto.it]